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ANNIVERSARI/ Da cent’anni i raggi cosmici parlano italiano

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Proseguendo negli esperimenti, riscontrò che la ionizzazione sotto la superficie del mare si riduceva di poco rispetto a quella in superficie. Concluse quindi che “una parte non trascurabile della radiazione penetrante che si riscontra nell’aria, avesse origine indipendente dall’azione diretta delle sostanze attive contenute negli strati superiori della crosta terrestre” (Nuovo Cimento, 1912). Hess diede la conferma definitiva: la velocità di scarica dell’elettroscopio aumentava man mano che si saliva, “scagionando” sostanzialmente la radioattività ambientale. Per questo nel 1934 ricevette il Nobel per la fisica, quando Pacini era ormai morto da due anni.

L’origine della radiazione, dunque, doveva per forza essere extra-terrestre. Da lì in avanti le ricerche sui raggi cosmici sono fiorite e hanno investito pressoché tutta la ricerca astrofisica e grandi parti della fisica delle particelle. Non si usa più l’elettroscopio: oggi, infatti, grandi esperimenti a terra, in atmosfera e nello spazio non cessano di scandagliare il cielo con strumenti sofisticati e a volte imponenti.

L’Italia, come il suo poco conosciuto Pacini e poi con altri grandi scienziati (basti citare Bruno Rossi e Giuseppe Occhialini), è uno dei paesi più esperti in questo tipo di studi. E si rimane ancora stupiti di come da un piccolo e apparentemente insignificante esperimento di elettrostatica e dalla curiosità di un uomo, Coulomb, sia partita un’attività di studio e ricerca che dura da quasi duecento cinquanta anni e ha profondamente modificato la nostra visione del mondo.

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