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AMBIENTE/ "L’ecologia dell’uomo" di Benedetto XVI supera il dualismo natura-cultura

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Si torna a parlare del Discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino. Il Centro Culturale di Milano, in collaborazione con Euresis, promuove un incontro, nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano, dal titolo “La natura della terra e la natura dell’uomo: come riconoscere ciò che è giusto?” (il 13 aprile 2012, alle ore 21): in dialogo con Emilio Chuvieco, Docente di Geografia nell’Universidad de Alcalà (Madrid) e Coordinatore dell’Environmental Remote Sensing Group, ne discuteranno Marco Beghi, Docente di Fisica della materia nel Politecnico di Milano e Carlo Soave, Docente di Fisiologia vegetale nell’Università Degli Studi di Milano; con introduzione e coordinamento di Mario Gargantini, Direttore della rivista Emmeciquadro.

C’è una connessione stringente tra la propensione all’ecologia nell’uomo e nella cultura del secondo novecento e una sempre maggiore tendenza a considerare l’uomo solo un tassello del divenire della natura. In un passaggio del Discorso, il Papa afferma che “ esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana”.

Come nasce la settorializzazione, e quindi la separazione della materia del diritto da tutte le altre, in cui siamo immersi ora? Come si è posto il cristianesimo nel dibattito uomo-natura? È possibile vivere un'attenzione al creato, alla natura, in relazione all'attività di sviluppo, che non sia una religione della natura contrapposta alla religione della tecnologia? Su alcuni dei contenuti dell’incontro, abbiamo intervistato il professore Carlo Soave.

 

Alla luce delle enormi possibilità di manipolazione messe a disposizione dalle tecnoscienze, come si pone oggi il dibattito natura-cultura, naturale-artificiale?

 

Il problema natura-cultura tradizionalmente è pensato come antitesi tra natura, ciò che è determinato dalla nostra natura biologica, per esempio la nostra determinazione genetica, e cultura, tutto ciò che invece pertiene alla nostra capacità culturale. Un dualismo tra quanto noi siamo determinati dai geni e quanto invece dalla nostra cultura. In realtà questo dualismo è un falso. Nel senso che noi siamo un insieme dell’uno e dell’altro. Non è possibile separare ciò che siamo per natura e ciò che siamo per cultura. Quindi ogni manipolazione, che si dice messa a disposizione dalle tecnoscienze, non può che essere un insieme unico di natura e cultura.

Lo stesso problema si pone a livello di naturale-artificiale. Noi pensiamo che oggi un campo di frumento sia una cosa naturale? Assolutamente no, è totalmente artificiale. Pensiamo solamente a quanto il mondo naturale sia stato totalmente e continuamente modificato dagli organismi viventi. Quindi dov’è il confine tra naturale e artificiale? Il problema vero è quanto noi possiamo intervenire sul mondo per il bene e non per finalità di distruzione, tenendo conto che il mondo è sempre un insieme di natura e cultura. Il problema non sta nel dualismo natura-cultura, naturale-artificiale, ma piuttosto quanto il nostro operare è rivolto a un bene e come facciamo a dire cosa è bene e cosa è male.

 

Molto spesso si è portati a pensare che ci sia una separazione tra natura e cultura, mentre lei afferma che tra le due vi sia un’unità. Qual è la ragione di fondo di questa origine unitaria?

 

Quando uno parla di natura, afferma che l’organismo vivente è determinato totalmente dal suo patrimonio genetico, che quindi i geni sono determinanti e l’organismo è l’oggetto. Quando si dice cultura invece si afferma che è la situazione culturale, l’ambiente in cui vive l’organismo, che lo determina; l’ambiente culturale in questo caso è il soggetto e l’organismo è l’oggetto. Invece l’organismo è sempre il soggetto, poiché è quello che integra le informazioni che provengono dal suo dato biologico e dal suo dato ambientale, culturale. Non è una posizione dualistica tra natura e cultura ma è una posizione in cui è l’organismo il soggetto che interpreta secondo la sua potenzialità. Anche un batterio interpreta quello che viene nel mondo secondo la sua potenzialità, che certamente è molto inferiore a quella dell’uomo. L’uomo certamente è quel dato della natura in cui si riconosce questa capacità. Da sempre, però, ogni organismo vivente è il soggetto del proprio operare, attore della propria storia.

 

Data la complessità intrinseca degli ecosistemi e dei viventi, per la loro conoscenza sembra inevitabile una certa semplificazione e una riduzione dei fattori da considerare: come evitare che questo diventi riduzionismo programmatico?

 



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COMMENTI
11/04/2012 - paradosso culturale (Antonio Servadio)

Non è Benedetto XVI ad aver formulato per primo questi pensieri - sono già stati avanzati e commentati in precedenza da altre persone, epistemologi e scienziati. Lui le rileva, le difende e forse le sviluppa. Invero è fuor di dubbio che la "cultura dominante" abbia preso la strada più facile, che come sempre in questa parte di mondo è quella delle contrapposizioni, dove l'uomo è un rozzo arrogante padrone di tutto o -al contrario- scompare diluito nel tuto come una qualsiasi anonima particella sperduta dell'universo. C'è dunque qui un paradosso, che oggi sia proprio il Papa a difendere la serietà del pensiero scientifico dalle volgarizzazioni della cultura dominante. Ecco dunque un religioso per eccellenza che si occupa in modo intelligente, non affrettato, di epistemologia. E' poi controproducente presentare quelle riflessioni come proprietà intellettuale del Papa, perchè in tal modo si vanno a sollecitare gli anticorpi di un'ampia serie di soggetti che appena sentono odore di sacrestia si mettono "contro", in automatico, anche a costo di rinnegare le loro stesse idee.