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AMBIENTE/ "L’ecologia dell’uomo" di Benedetto XVI supera il dualismo natura-cultura

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Una volta, quando ero bambino, a casa mia, si faceva il venerdì di magro. Non si doveva mangiare la carne. Era un’abitudine diffusa per tanti. Qual era il motivo di questa rinuncia? Il motivo vero di questa rinuncia era rinunciare a qualcosa in nome di un bene maggiore. Era il concetto di temperanza. La temperanza è esattamente una virtù ecologica: il pensare che sia opportuno limitarsi in vista di un bene maggiore. Questo, insieme alla prudenza, è l’atteggiamento da usare. Non soltanto, poi, si rinuncia a qualcosa in nome di un bene maggiore, ma, in secondo luogo, ci si rende conto che se ci si limitasse potrebbero esserci più risorse per tutti, e meno impatto sull’ambiente. Questa doppia opposizione, prudenza e temperanza, che tra l’altro sono due virtù cardinali, sono due parole oggi non più usate. Dovrebbero essere rimesse nella nostra posizione di fronte a tutte le problematiche ecologiche.

 

Come si declina nel campo della scienza questa rinuncia in nome di un bene maggiore?

 

Non è tanto nel campo della scienza in termini di conoscenza, quanto in termini di applicazione. Quindi più nel campo di una tecnoscienza. Un esempio relativamente all’uso energetico: per pensare di poter avere un’energia illimitata, da una parte bisogna cercare di migliorare le fonti energetiche, ma, dall’altra parte, si dovrebbe cercare di limitare e di essere temperanti nell’uso dell’energia. Le due cose non sono separate, devono andare insieme.

 

(Luca Manes)

 

 



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COMMENTI
11/04/2012 - paradosso culturale (Antonio Servadio)

Non è Benedetto XVI ad aver formulato per primo questi pensieri - sono già stati avanzati e commentati in precedenza da altre persone, epistemologi e scienziati. Lui le rileva, le difende e forse le sviluppa. Invero è fuor di dubbio che la "cultura dominante" abbia preso la strada più facile, che come sempre in questa parte di mondo è quella delle contrapposizioni, dove l'uomo è un rozzo arrogante padrone di tutto o -al contrario- scompare diluito nel tuto come una qualsiasi anonima particella sperduta dell'universo. C'è dunque qui un paradosso, che oggi sia proprio il Papa a difendere la serietà del pensiero scientifico dalle volgarizzazioni della cultura dominante. Ecco dunque un religioso per eccellenza che si occupa in modo intelligente, non affrettato, di epistemologia. E' poi controproducente presentare quelle riflessioni come proprietà intellettuale del Papa, perchè in tal modo si vanno a sollecitare gli anticorpi di un'ampia serie di soggetti che appena sentono odore di sacrestia si mettono "contro", in automatico, anche a costo di rinnegare le loro stesse idee.