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MEDICINA/ Più iodio, per prevenire la malattia "insospettabile"

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Una malattia apparentemente facile da riconoscere (secondo il 46% degli intervistati) viene in realtà diagnosticata nella maggior parte dei casi molto tempo dopo l’inizio dei primi sintomi, giustificando quell’appellativo di “insospettabile”, proprio perché si pensa all’ipotiroidismo solo dopo aver escluso tutte le altre possibili malattie. Anche i dati sulla prevenzione inducono a riflettere, con il 70% degli italiani che dichiara di non aver mai fatto un controllo della funzionalità tiroidea.

Forse anche qualche informazione di base in più non farebbe male. Sapere ad esempio che la tiroide è una ghiandola endocrina posta in prossimità della laringe e della trachea che produce due tipi di ormoni che regolano il metabolismo basale e attivano la formazione e la crescita delle componenti cellulari. Le funzioni degli ormoni tiroidei regolano un ampio numero di processi metabolici e hanno un’importante influenza sulla funzione di numerosi apparati: sul cervello e sulla crescita, sul metabolismo e sul tessuto adiposo, sul sistema cardiovascolare, sull’apparato riproduttivo, sul sistema respiratorio, sul midollo osseo.

Valutare la funzionalità tiroidea è piuttosto facile, attraverso esami di laboratorio che identifichino il dosaggio degli ormoni. Quanto ai sintomi, nel caso dell’ipotiroidismo bisogna dire che sono associati in modo caratteristico a un rallentamento generalizzato delle funzioni corporee. Si osserva un rallentamento dell’attività fisica e di quella mentale, della funzione cardiovascolare, di quella gastrointestinale e di quella neuromuscolare. I sintomi tendono ad apparire gradualmente, nell'arco di un lungo periodo di tempo e spesso sono sintomi sfumati.

Quel che più conta sono allora le prospettive di cura. Una cura per l’ipotiroidismo consolidata ormai da quasi 60 anni - il suo primo impiego risale al 1953 - si basa sull’assunzione di levotiroxina, oggi prodotta per sintesi. È una terapia a base di ormoni tiroidei e si tratta di un trattamento integrativo: il paziente assume quella quantità di ormone che il suo organismo non è in grado di produrre autonomamente. Generalmente si inizia con una piccola dose che viene in seguito gradualmente aumentata fino al raggiungimento della dose appropriata. Stabilita la dose ottimale è indispensabile controllare la funzionalità tiroidea periodicamente per valutare la costante adeguatezza della terapia. Un’assunzione appropriata di levotiroxina è praticamente priva di effetti collaterali e la maggior parte delle persone in terapia è in grado di condurre una vita del tutto normale.

 

(Michele Orioli)



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