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SCOPERTE/ Il Dna alternativo debutta a Cambridge e subito replica

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Già questo flash sulle possibili alternative nella nostra storia evolutiva offre spunti stimolanti. Ma la notizia solleva subito anche interrogativi relativi alle potenziali applicazioni. Sono gli stessi scienziati autori dell’articolo a delineare un’interessante prospettiva quando affermano che «tali geni sintetici, cioè l’esplorazione del potenziale informazionale strutturale e catalitico di geni sintetici polimerici, dovrebbe consentire il progresso nella nostra comprensione dei parametri dell’informazione chimica codificata e forniscono una sorgente di ligandi (molecole capaci di legare e riconoscere selettivamente altre molecole, ndr) catalizzatori e nanostrutture con chimiche tagliate su misura per applicazioni in biotecnologie e medicina». Cerchiamo di tradurlo in termini più semplici. Sappiamo che i biochimici sono sempre alla ricerca di nuove molecole con caratteristiche ben definite per specifici obiettivi: ad esempio un catalizzatore più efficiente o una proteina capace di riconoscere un recettore e così via; in pratica, «su decine di migliaia di molecole che vengono testate, se ne troverà una che rappresenta una vera novità. Ora, l’espansione di questa chimica combinatoriale, a partire da questa varietà strutturale nuova, può ampliare notevolmente il campo delle molecole ottenibili e quindi la probabilità di successo in tutte le nuove aree di ricerca applicata». 

In realtà Tortora, pur sottolineando l’importanza della scoperta, non si mostra particolarmente sorpreso: «Se c’è un backbone, un’impalcatura sufficientemente flessibile e adattabile, poi le basi si trovano, perché l’accoppiamento produce un assetto più stabile; ovviamente a patto che ci sia la necessaria complementarietà. Certo, questo non è scontato e richiedeva una conferma sperimentale, che ora abbiamo».

L’idea di fondo comunque non è nuovissima; quel che è originale e nuovo è che siano riusciti a ottenere degli enzimi che garantiscono una replicazione sufficientemente fedele di questo nuovo materiale potenzialmente genetico. Quindi più che una scoperta, è «un insieme di scoperte, è un “pacchetto”  completo, cioè il nuovo acido nucleico e il sistema per replicarlo». È un bel salto, ma non è poi così sconvolgente: sintetizzare il Dna tradizionale in frammenti e in grandi sequenze oggi è una pratica di routine; si tratta di fare una chimica della vita “alternativa”, che però non è necessariamente più difficile o complicata di quella “naturale”. Con questi risultati è comunque prevedibile un incremento consistente delle ricerche in questa direzione che possiamo chiamare del “Dna artificiale”.

A questo punto il pensiero, e l’enfasi mediatica, va subito al tema della vita extraterrestre: se si trovassero organismi viventi su altri mondi – ma su questo il nostro interlocutore è molto prudente, per non dire scettico -  dovremo aspettarci che abbiano per forza un materiale genetico identico al nostro? Non necessariamente. E questa risposta oggi ha qualche ragione in più.

 

(Mario Gargantini)

 



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