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SCOPERTE/ Il Dna alternativo debutta a Cambridge e subito replica

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Non ha niente di magico né di sconvolgente scientificamente, anche se la notizia è di grande interesse: è l’annuncio dato dai ricercatori del Medical Research Council di Cambridge (UK) della avvenuta sintesi di un nuovo tipo di molecola di acido nucleico diversa dal Dna e denominata Xna. La X potrebbe far pensare a un’inquietante incognita ma niente di tutto ciò: qui deriva da “xeno”, che in greco e significa “strano”, “straniero”; se vogliamo aggiungere un tocco di suspence, possiamo anche tradurla con “alieno”. Si tratta comunque di un prodotto di sintesi, quindi di una molecola ottenuta artificialmente in laboratorio e diversa dagli acidi nucleici che in natura sono alla base degli esseri viventi.

«Sono strutture analoghe, ma alternative – dice a Ilsussidiario.net Paolo Tortora, ordinario di biochimica all’università di Milano Bicocca – agli acidi nucleici, in particolare al Dna canonico così come lo troviamo in natura. Le differenze sono legate allo scheletro portante della molecola, cioè agli zuccheri che, nel nuovo Xna sono una serie di sostanze alternative al tipico desossiribosio (da cui la D di desossiribonucleico nella sigla del Dna, ndr)». Tortora ci spiega che il risultato ottenuto dai biochimici inglesi si inserisce in un filone di ricerca non nuovo; e in effetti, lavori precedenti a questo avevano testato anche tipi diversi di basi, sempre alla ricerca di Dna alternativi.

Bisogna ricordare che una molecola come il Dna è costituita da una struttura portante a doppia elica, che fa da backbone, da spina dorsale, sulla quale si attaccano le sequenze di basi dove è memorizzata l’informazione genetica, con un ben preciso codice, necessaria per costruire un organismo vivente. «Gli scienziati del gruppo di Cambridge hanno dimostrato la possibilità di ottenere acidi nucleici con altri tipi di zuccheri al posto del desossiribosio e hanno anche sviluppato - utilizzando la cosiddetta Dna polimerasi che qui diventa Xna polimerasi - metodi di selezione naturale capaci di riconoscere le nuove molecole, quindi di polimerizzare. Hanno cioè dimostrato che è possibile duplicare il nuovo Xna ed è questo il nocciolo della scoperta, che è di grande importanza». 

Quale allora la portata di una scoperta del genere, che ha fatto la sua uscita pubblica sulle pagine dell’ultimo numero di Science, dopo essere stata presentata al Meeting annuale dell’American Chemical Society. «C’è anzitutto una rilevanza di natura teorica. Nessuno poteva dire a priori che il Dna era l’unico tipo di acido nucleico possibile. Ora abbiamo la dimostrazione della possibilità di ottenere per via sintetica strutture che sono, in linea di principio, depositarie di informazioni, che sono replicabili con fedeltà, salvo delle mutazioni peraltro presenti anche nel Dna naturale, ma che hanno componenti differenti da quelli noti. Il che significa, ad esempio, che in termini evolutivi, nel cammino dei viventi sarebbero potute comparire varianti diverse da quelle che si sono effettivamente affermate. È una dichiarazione che peraltro va presa con cautela, anche perché non conosciamo quali erano i vincoli ambientali che hanno influito sul fenomeno evolutivo reale».



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