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MATERIALI/ Basta un flash e i nanofili si auto-assemblano

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Credit: © Graphics: M. Maaloum, ICS (CNRS)  Credit: © Graphics: M. Maaloum, ICS (CNRS)
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Tali misure sono state possibili grazie alla presenza all’Ipcms di un’avanzata piattaforma di nanofabbricazione (STnano), sviluppata e potenziata negli ultimi anni da Bernard Doudin. STnano è costituita da una camera bianca di 180 mq, oltre a un laboratorio completamente dedicato alla litografia elettronica, ed è dotata di tutti gli strumenti necessari per la produzione di dispositivi fino alla scala di qualche decina di nanometri.

«Il problema principale durante le varie fasi della ricerca è stato convincersi della bontà di risultati così fuori dal comune; e, in secondo luogo, convincere gli scienziati chiamati a giudicare il lavoro (i referee delle riviste scientifiche). Il processo di pubblicazione di tale scoperta è stato piuttosto lungo e tortuoso. Personalmente sono arrivata a corsa già iniziata e il mio contributo è stato importante per corredare la ricerca di numerosi esperimenti supplementari che fossero in grado di fugare i dubbi che una scoperta così “fuori dall’ordinario” inevitabilmente suscita».

Le prospettive applicative dei nanofili (chiamati anche STANWs, “Supramolecular Triarylamine NanoWires”) aprono una nuova via nell’approccio bottom-up della creazione di dispositivi elettronici. «La comodità di un processo da soluzione, la possibilità di controllare il self-assembly mediante uno stimolo luminoso e il fatto che il processo di costruzione delle fibre sia autolimitante e sia in grado di arrestarsi una volta a contatto con un secondo elettrodo metallico sono tre caratteristiche che ci fanno sognare un salto di qualità evidente nella semplificazione della produzione di circuiti nanoelettronici ibridi».

Tuttavia manca ancora una spiegazione fisica dettagliata di come sia possibile un tale livello di conducibilità elettrica. Per ora l’ipotesi più plausibile che giustifichi una resistenza così bassa è legata alla probabile elevata densità di portatori di carica contenuti nelle fibre, all’estesa delocalizzazione delle funzioni d’onda lungo l’impilamento molecolare e alla stretta condivisione di quest’ultime con l’elettrodo metallico. C’è ancora tanto lavoro da fare, questo non è che l’inizio!». 



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