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DIBATTITI/ Scienza e (è) Teatro

Pubblicazione:

Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp  Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp

Nel suo libro Ai miei figli (Mondadori, 2006) Pavel Florenskij, uno dei pensatori più originali e profondi del secolo scorso (insieme matematico, ingegnere, chimico, teologo, filosofo..) racconta della profonda impressione che aveva derivato da bambino da uno spettacolo di illusionismo nel teatro della sua città. Da grande Florenskij, ripensando a questa esperienza, comprese che è proprio l’illusionismo la forma di spettacolo più vicina alla spiegazione scientifica della realtà.

Il ruolo critico, che ha permesso alla scienza di progredire, degli “spettatori” dell’esperimento scientifico è stato negli anni quello di cercare il “trucco” che permettesse di considerare l’esperimento un “puro artefatto” e così non dover cambiare la visione del mondo precedente (i filosofi chiamano questa attività falsificazione). Solo se l’esperimento fosse riuscito a sopravvivere a questa critica, anzi fosse divenuto sempre più “imbarazzante” grazie ad ulteriori conferme (meglio ancora se attuate attraverso messe in scena completamente diverse dalla prima), allora la soluzione più ragionevole sarebbe stata quella di “adattare il mondo” all’esperimento, cioè far rientrare il gioco di prestigio nell’ambito delle esperienza “ordinarie” cambiando la definizione di “ordinario” integrandola con la nuova conoscenza sulla natura fornita dal trucco ben riuscito.

Le conseguenze di queste instabili fondamenta sono state magistralmente messe in luce dallo statistico greco (ma con base a Stanford) John Ioannidis che in un suo fondamentale lavoro dall’inquietante titolo “Why most published research findings are false” (Perché la maggior parte dei risultati scientifici sono falsi) apparso sul prestigioso PLoS Medicine ha proprio indicato nella proliferazione incontrollata di risultati scientifici non emendabili una minaccia gravissima al futuro della conoscenza scientifica. Una “sospensione dell’incredulità” protratta all’infinito sta semplicemente cancellando i confini tra virtuale e reale, tra teatro e vita, condannando la scienza alla totale irrilevanza conoscitiva.



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