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PROTAGONISTI/ Gli albori della scienza nella fede di santa Ildegarda

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Nei primi decenni del XII secolo il tema del macrocosmo ebbe grandissima diffusione: la scuola teologica di Chartres fu il luogo privilegiato dell'approfondimento di una dottrina fondata, con riferimento al Timeo di Platone, sul parallelismo tra macrocosmo e microcosmo. I monaci cistercensi la fecero propria e la arricchirono; presto la si trovò espressa e condivisa in tutti i centri di cultura, partecipata a tutte le mentalità. A livello iconografico, il modello più diffuso nel Medio Evo del rapporto fra microcosmo e macrocosmo era quello dell'uomo zodiacale, con la figura umana al centro di uno o più anelli su cui si trovavano raffigurati i segni dello zodiaco.

Con Ildegarda appare un motivo nuovo o per la prima volta elaborato con chiarezza: l'uomo “splendore di bellezza e di luce” è rappresentato come il nucleo centrale di un cosmo a cerchi concentrici, abbracciati da Dio uno e trino. L'immagine ha una struggente somiglianza con quella della Trinità della stessa Ildegarda, che porta al centro Cristo. Il Rinascimento avrebbe ripreso questa iconografia riducendola alle sole componenti geometrico - proporzionali (si pensi all'uomo a braccia aperte di Leonardo), affidando ad esse il valore di allusione cosmologica.

Questi riferimenti ci portano a parlare dell’opera scientifica di Ildegarda che, se accostata con occhio superficiale, può far sorridere il ricercatore moderno, abituato all'implacabile rigore dei formalismi matematici. Un'analisi più attenta e libera da preconcetti, sa invece rintracciare, tra le pieghe di un linguaggio immaginifico, suggerimenti e indicazioni che toccano il cuore delle questioni più dibattute nelle scienze fisiche, chimiche e biologiche.

Come ad esempio l'esigenza di superare una visione deterministica e chiusa della realtà per rivelarne aspetti imprevedibili e sottili. Una delle opere scientifiche di Ildegarda si intitola proprio “Il libro delle sottigliezze delle creature divine”, a indicare quella caratteristica singolare, lasubtilitas, che ogni serio osservatore non può evitare di scoprire se solo avvicina la natura con la disponibilità a vedere al di là di ciò che appare, a superare il senso comune. È interessante notare come otto secoli dopo, riflettendo sui paradossi emersi dalle conquiste della fisica moderna, Albert Einstein riecheggi la stessa espressione rispondendo a chi alludeva ad un cosmo divenuto ormai inconoscibile: “Sottile è il Signore, ma non maligno”.

Per riuscire a cogliere le sottigliezze della natura, l'impostazione galileiano-newtoniana, che estrae dalla natura i soli fattori quantitativi, si rivela insufficiente. Emerge oggi la necessità di ampliare il corredo metodologico delle scienze reintroducendo, ad esempio, strumenti di pensiero come l'analogia: individuare analogie di forma, di struttura, di funzioni, di organizzazione, di finalità, può aiutare a costruire modelli più adeguati per un'ampia gamma di nuovi fenomeni. L'intera opera di Ildegarda si basa sull'uso dell'analogia e del simbolo: attraverso tali strumenti ella tenta di comunicare non solo le idee ma anche l'esperienza, incomunicabile a parole.

 



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