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ETNA/ Lo studio: il vulcano rischia di "mordere" le città del versante sud-orientale

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Ci sono zone che si deformano in modo fragile provocando queste fratture sul terreno, le faglie, in alcun casi invece producono anche dei terremoti.

 

Dunque la popolazione è a rischio?

 

Gli abitanti dell'Etna conoscono bene questa situazione di rischio in cui vivono, sanno che devono riparare le loro abitazioni con una certa frequenza perché soggette a lente deformazioni. Questi fenomeni poi generano come successo nel 2002 in corrispondenza di fenomeni eruttivi molto rilevanti una deformazione più veloce  del  fianco provocando i terremoti. La località di Santa Venerina, nel 2002 , ad esempio ha avuto più di mille persone senza tetto.Questo movimento invece che essere lento ha accelerato di una decina di centimetri generando terremoti che hanno investito il fianco  orientale.

 

Il vostro studio che conseguenze avrà per capire questo fenomeno?

 

Se in superficie le zone che si deformano erano già ben note grazie ai satelliti adesso con questo studio attraverso la magnetotellurica abbiamo potuto ricostruire in tre dimensioni la montagna e abbiamo capito a che profondità avvengono queste deformazioni che avvengono in superficie. Questo è molto importante perché nel modellare le deformazioni bisogna associarle al movimento che le genera. Abbiamo capito che i movimenti in superficie che interessano il fianco orientale hanno uno spessore che arriva fino ai tre, anche quattro chilometri di profondità.

 

Questa profondità è grave, rende il problema più evidente?

 

Immagini di affettare il vulcano in senso est ovest e provi a immaginare la sezione del vulcano interessata alla frana. Deve prendere questa porzione del vulcano e farlo muovere verso il mare. Lo spessore di questa crosta che si muove è profonda fino a 3, 4 chilometri. Una deformazione cioè che interessa quattro chilometri di crosta.

 

In conclusione?

 

Si studia questo fenomeno da anni, ma il nostro studio è riuscito per la prima volta grazie ai colleghi di Bari che hanno applicato questa a stabilire quanto è spesso questo strato che si deforma. E' importante perché il collega scienziato che vuole ricostruire le tre dimensioni di questa deformazione adesso sarà  in grado di stabilire quali masse sono in gioco e quali sono i fattori che li scatenano. Per difendersi da un fenomeno così potenzialmente dannoso dobbiamo conoscere le cause e l'unico modo per difendersi è di costruire non a cavallo delle zone di frattura ma lateralmente ad esse. 



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