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EVENTI/ "Fascinations of plants Day": dal laboratorio al mercato il passo non è breve

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Tuttavia non sembrano esserci alternative: la produzione agricola deve aumentare, deve farlo in fretta e soprattutto in modo sostenibile per evitare che gli ecosistemi collassino.

Gli studi in campo botanico si stanno muovendo in questa direzione, alla ricerca di piante più resistenti alle malattie e alle avversità ambientali (freddo e siccità), più nutrienti, che richiedano meno fertilizzanti e meno acqua. Un esempio sono le ricerche condotte per identificare all’interno di una specie le varietà che sono per natura resistenti alle malattie o ai parassiti. Oppure gli studi condotti su specie che sono bio-accumulatrici naturali di alcuni metalli pesanti (come il girasole e l’erba storna alpestre), che potrebbero essere pertanto usate per bonificare suoli inquinati.

Parallelamente anche l’ingegneria genetica sembra fornirci soluzioni interessanti. Purtroppo é opinione diffusa che tutto ciò che è naturale sia buono e che, per contro, gli alimenti artificiali, cioè creati o modificati dall’uomo, siano tutti altamente nocivi. Innanzitutto occorre precisare che le piante transgeniche (ossia le specie vegetali nelle quali sono stati inseriti dei geni provenienti da altre specie) presenti sul mercato sono davvero poche. Appena quattro in effetti: la colza, il cotone, la soia, il mais. Inoltre solo due di queste sono usate a scopo alimentare, essendo la colza usata per la produzione di oli combustibili e il cotone nell’industria tessile. Per quanto poi riguarda la soia e il mais, gran parte della produzione non finisce direttamente sulle nostre tavole ma nei mangimi animali. Gli OGM di cui si sente tanto parlare sono invece prevalentemente organismi nei quali uno o più geni sono stati rimossi o silenziati, oppure organismi nei quali sono stati aggiunti geni provenienti da altri individui della loro medesima specie. Niente a che vedere dunque con gli inquietanti (e soprattutto leggendari) “cibi Frankenstein” ,per metà piante e per metà animali. 

Questo chiaramente non significa che tutto ciò che viene prodotto dall’ingegneria genetica sia un successo. La scienza nel suo progredire sperimenta vie sempre nuove, ma nel percorrerle é più che normale che commetta qualche errore. Tuttavia questi “errori genetici” il più delle volte non sopravvivono, nemmeno in condizioni controllate all’interno dei laboratori. 

Il punto (di cui si parla troppo poco) é un altro: anche qualora l’esperimento sia completamente riuscito in laboratorio, il prodotto non viene introdotto sul mercato se non dopo aver superato molti altri test “sul campo”. Tale sperimentazione é vincolata da normative ben precise, volte ad evitare la contaminazione dell’ambiente circostante da parte delle piante OGM. Purtroppo nel nostro Paese i campi coltivati messi a disposizione della ricerca sono troppo pochi, disincentivando di riflesso anche lo studio in laboratorio.

In conclusione la ricerca si conferma essere ancora una volta la via maestra per uscire da questa situazione di crisi. Le piante sono una vera miniera di risorse, dobbiamo solo imparare a conoscerle e sfruttarle in maniera adeguata.



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