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PREISTORIA/ Questi globuli rossi vengono dall’età del rame

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Credit: Heike Engel–21Lux/Museo Archeologico dell’Alto Adige/National Geographic Deutschland  Credit: Heike Engel–21Lux/Museo Archeologico dell’Alto Adige/National Geographic Deutschland

Che le nanotecnologie e le nanoscienze stiano trovando applicazioni in campi sempre più vasti lo abbiamo capito. Forse però non avevamo ancora pensato a un loro possibile impiego per completare l’identikit di un uomo vissuto 5000 anni fa. Ora invece anche questo diventa possibile. L’uomo, manco a dirlo, è sempre lui, Ötzi: l’altoatesino preistorico più famoso e ormai entrato anche con la sua personalità nel nostro immaginario grazie anche alle pregevoli ricostruzioni disponibili presso il Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano.

Chi visita il Museo non può non restare colpito dalle particolari condizioni di conservazione, che hanno permesso di farsi un’idea delle sue condizioni fisiche e di ricostruire il suo abbigliamento e il suo equipaggiamento per dedurne le abitudini e quello che oggi si chiamerebbe lo “stile di vita”. Si può intuire che era in grado di trattenersi lontano dal suo accampamento per diverso tempo e procurarsi il necessario per vivere e anche costruirsi o riparare oggetti con gli strumenti che aveva sempre con sé.

Di Ötzi ormai si sanno molte cose, anche se sulle circostanze della sua morte prematura c’è ancora un vivace dibattito tra gli studiosi. Proprio con lui la ricerca preistorica ha tagliato importanti traguardi, mettendo a punto tecniche e metodiche che diventano punti di riferimento per le ricerche nel settore. È stato, ad esempio, decifrato il suo DNA, grazie a sofisticate tecnologie bio-informatiche che hanno ricavato informazioni da un materiale minimo e frammentato. Dagli esami endoscopici del contenuto del suo intestino si sono ricavate indicazioni sull’ultimo pasto di Ötzi: una pappa di farro, carne e verdure; i cereali potrebbero anche essere stati consumati sotto forma di pane.

Tuttavia, finora, i ricercatori non erano riusciti a individuare alcun residuo di sangue dell’uomo venuto dal ghiaccio. Si era tentato di ricavare qualche indizio dalle analisi dell’aorta, ma tali esami non avevano portato ad alcun risultato. Ora un team di ricerca italo-tedesco, composto da ricercatori dell’Accademia Europea di Bolzano (EURAC) di Bolzano e della Technische Universität di Darmstadt, ha rivelato la presenza di globuli rossi sulle ferite di Ötzi. Si tratta del campione di sangue più antico a disposizione della ricerca.



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