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PREISTORIA/ Questi globuli rossi vengono dall’età del rame

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Credit: Heike Engel–21Lux/Museo Archeologico dell’Alto Adige/National Geographic Deutschland  Credit: Heike Engel–21Lux/Museo Archeologico dell’Alto Adige/National Geographic Deutschland

«Per essere certi al cento per cento che si trattasse di vere e proprie cellule del sangue e non di polline, batteri o di un’impronta lasciata da una cellula ormai scomparsa, abbiamo adoperato un secondo metodo di analisi: la cosiddetta spettroscopia Raman», spiegano Marek Janko e Robert Stark, membri insieme a Zink del Center for Nanosciences di Monaco. La spettroscopia Raman illumina i campioni di tessuto con una luce intensa, grazie alla quale si riescono a identificare le diverse molecole per mezzo di uno spettro di dispersione della luce. Questo metodo ha confermato che i globuli rossi di Ötzi hanno lo stesso aspetto dei campioni moderni di sangue umano.

Oltre ai globuli rossi, l’analisi ha rivelato tracce di fibrina, una proteina che regola la coagulazione del sangue. Questo è un elemento importante per arricchire quello che sembra lo scenario più verosimile della morte dell’Iceman. Zink infatti spiega che la fibrina emerge nelle ferite fresche e successivamente tende a diminuire; ciò è coerente con la tesi secondo la quale Ötzi sarebbe morto subito dopo esser stato ferito dalla freccia e non nei giorni successivi come era stato ipotizzato inizialmente.

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(Michele Orioli)



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