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EVENTI/ Longo (botanico): "Fermate lo sguardo sulla natura, come Parini e Mozart"

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Foto: Infophoto  Foto: Infophoto

Una lezione botanica che ha spaziato dal piccolo fiore al più grande albero presente nell’Orto. «Guardate questo» ha detto prendendo in mano un fiore viola e secco appartenente al genere Aquilegia. «È secco, ma non banale. Esprime maturazione, vecchiaia. Il fiore diventa brutto affinché il seme possa maturare. Pensate alla bellezza dei fiori appassiti nell’arte!» I partecipanti hanno avuto modo di osservare la forma e i colori di piante come la Sanguisorba, Aquilegia, Aristolochia e fiori borragine. «Spesso per prima cosa le persone mi chiedono il nome di una pianta. Voi volete il nome perché volete qualcosa da possedere». E mentre mi appuntavo queste parole, mi venivano in mente quelle di Pirandello “Non è altro che questo: epigrafe funeraria, un nome. Conviene a chi ha concluso. La vita non conclude. E non sa di nomi la vita. Quest’albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento”.

Il professor Longo è indubbiamente un uomo in grado di trasmettere passione. Dopo aver osservato la bellezza racchiusa nella piccola dimensione dei fiori, siamo stati invitati a osservare la grande dimensione: gli alberi. Tre hanno attirato la nostra attenzione: accanto alle vecchie serre dell’Orto, ora trasformate in aule d’incisione dell’Accademia, abbiamo ammirato la Noce del Caucaso, (Pterocarya fraxinifolia) nel cui tronco sembrava d’intravedere le pieghe della veste dell’Athena di Breno.

Poco distante era possibile osservare le piante più vecchie presenti: due grandi esemplare di Gynko biloba, un maschio e una femmina, portati dalla Cina nel 1771, un anno dopo la fondazione dell’Orto. Alla fine del Settecento era un albero molto apprezzato per la bellezza delle sue foglie e per i significati simbolici nelle filosofie orientali. Attualmente Gynko biloba è molto diffuso in giardini e alberature stradali. Oggetto di vivo interesse a seguito della scoperta di virtù curative antiossidanti, è anche considerato un albero particolare dal punto di vista scientifico. I botanici tradizionalmente lo includono nelle Gimnosperme, gruppo di piante vascolari che comprende tutte le conifere, ma da esse si distingue per le foglie larghe, anziché aghiformi.

«Sicuramente Parini ha visto questi alberi. E probabilmente anche Mozart», conclude Longo, con un sorriso. Se lo scopo del “Fascination of Plants Day” era quello di affascinare, raccontando la bellezza della natura, il p rofessor Longo non solo è riuscito nell’obiettivo, ma è stato anche e indubbiamente magistrale.



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