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TERREMOTO/ Quando il sottosuolo trema, anche i fiumi cambiano strada

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Il fiume Po  Il fiume Po

Queste mappature utilizzavano la tecnica nota come sismica a riflessione: in pratica veniva fatto brillare dell'esplosivo e con un gran numero di sismografi disposti lungo allineamenti opportunamente tracciati si misurava il tempo di percorso delle onde sismiche tra la superficie, gli strati rocciosi sepolti che riflettevano parte dell'energia, e l'arrivo dell'energia rimbalzata in superficie. Questo consentiva di "disegnare" il sottosuolo, e in particolare di delineare le anticlinali, strutture derivanti dalla compressione degli strati rocciosi simili alle pieghe che si formano su un tappeto spinto contro il muro. Poiché il petrolio tende ad accumularsi nelle anticlinali, conoscere l'esatta posizione di queste ultime consentiva di perforare a colpo quasi sicuro ed estrarre petrolio (o gas naturale)».

Il movimento della faglia profonda (da 5-10 km ad alcune decine di km) dunque genera le anticlinali che, come detto, arrivano a deformare debolmente la superficie topografica e, nei tempi geologici, finiscono per interagire con il reticolo fluviale, attirando i fiumi nelle depressioni e respingendoli dalle zone che sono in crescita.

«I dati disponibili a livello mondiale dimostrano che persino un grande fiume può spostare il proprio corso seguendo differenze di quota anche solo di mezzo metro o poco più. Abbiamo allora osservato bene i fiumi padani, constatando che vanno tutt’altro che diritti, facendo cose strane, deviazioni improvvise, curve anche di 90 gradi. Abbiamo fatto un inventario di queste anomalie fluviali e le abbiamo messe in relazione con le strutture sepolte.  Abbiamo così potuto vedere che in molti casi le anomalie corrispondevano a strutture sepolte attive, anche associate a terremoti storici».

Tipico esempio descritto dai geologi dell’INGV è proprio quello della dorsale ferrarese, asciutta dal punto di vista idrologico perché i fiumi che scendono dall’Appennino le rimbalzano contro e vengono così deviati verso sud est, mentre quelli che vengono dalle Alpi vengono deviati verso nord est. I documenti storici ricordano come nel XII sec. un evento alluvionale abbia fatto uscire il Po dal suo alveo ma dopo l’alluvione il fiume non sia rientrato nella sede precedente, cambiando rotta verso alvei più bassi.



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