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PROTAGONISTI/ Nei cieli del linguaggio con l’occhio sulla stella di Bacone

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Un esempio lampante di come le idee sul linguaggio possano essere difficili da interpretare e talvolta sorprendentemente ingannevoli è dato da questa citazione: “La grammatica è la stessa in tutte le lingue come conseguenza di ciò che la costituisce, anche se possono esserci variazioni accidentali”. A che epoca corrisponde? Senza una data precisa, questo pensiero potrebbe benissimo essere attribuito a un linguista contemporaneo, di quelli che appartengono al filone inaugurato nella seconda metà del Novecento negli Stati Uniti da Noam Chomsky: da allora, infatti, sappiamo che, se facciamo astrazione dell’arbitrarietà con la quale si abbinano suoni e significati, la struttura delle lingue non può variare a piacimento, ma è vincolata dell’architettura neurobiologica del nostro cervello del quale è espressione.

Eppure il pensiero che sta alla base di questa citazione non si basa affatto su dati sperimentali ma è il frutto di una deduzione fondata su riflessioni filosofiche e, soprattutto, teologiche. Si tratta infatti di una frase tratta da un’opera di Ruggero Bacone, francescano, filosofo tanto famoso ed eccellente da meritarsi il titolo di “Doctor Mirabilis”, attivo a Parigi verso la metà del Duecento. Due vie diversissime, dunque, quella neurobiologica e quella teologica, praticamente incommensurabili, eppure convergenti. Ma a seconda del percorso che si è fatto per arrivare ad essa si aprono scenari diversissimi. Questo stato di cose, niente affatto isolato nel pensiero linguistico, ci costringe ad una riflessione inaspettata: nella scienza come altrove il percorso che porta ad una conclusione è decisivo quanto la conclusione stessa, perché è il percorso che decide i passi successivi. E siccome la scienza è un percorso continuo, saranno i percorsi aperti da una teoria - le nuove domande, cioè - a qualificarne il valore, non i punti d’arrivo. Come dire: non tutte le costellazioni che disegnamo sono utili per tracciare una rotta. La bontà della scelta si misura con la risposta della realtà.

 

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