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SPAZIO/ Lofar, quante galassie da quella finestra!

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La rete di radiotelescopi LOFAR permetterà di captare le emissioni in bassa frequenza di “oggetti” di questo tipo, fornendo gli elementi per rispondere ai tanti interrogativi sull’origine di tali emissioni e quindi sulla storia dell’ammasso e sulla dinamica della sua formazione ed evoluzione. In Abell, ad esempio, i segnali catturati a frequenze senza precedenti di 60 MHz, hanno rivelato emissioni molto più intense di quanto i modelli teorici, e le osservazioni precedenti con altre apparecchiature, facessero prevedere.

 

Verso la fine di quest’anno inizieranno le osservazioni sistematiche e, se queste sono le premesse, è lecito attendersi sorprese. Nel frattempo, gli astrofisici italiani cercheranno di ottenere l’installazione di una stazione LOFAR anche nel nostro territorio. Tutto ciò mentre si stanno scaldando i motori per la realizzazione del radiotelescopio SKA, lo Square Kilometre Array, un ambizioso progetto radioastronomico internazionale (1.500 milioni di euro di costi previsti), che proprio in questi giorni ha definito le location definitive: sarà una rete di antenne per radioastronomia, con un chilometro quadrato di area di raccolta e un’estensione di alcune migliaia di km che si dispiegherà su due continenti: in Australia e in Sud Africa.

 

Tecnologie innovative per ricevitori, trasporto ed elaborazione del segnale e calcolo consentiranno di operare su un grande intervallo di frequenze con un miglioramento di 50 volte in sensibilità e di oltre 100 volte in velocità di osservazione del cielo, rispetto agli strumenti attuali. Si può dire che l’avventura della radioastronomia è appena cominciata.



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