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TERREMOTO EMILIA/ Anomalia italiana: l’edificio è “a norma” ma non regge un sisma “prevedibile”

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Se non accade, come nel caso di capannoni o abitazioni costruiti prima dell’entrata in vigore della OPCM 3274 e mai stati oggetto di cambi d’uso o altro, la vulnerabilità sismica non deve essere ri-verificata né alcun adeguamento sismico è ad esse imposto, anche se nuove norme più severe entrano in vigore. Pertanto, in Italia, esistono molte strutture che, pur essendo “a norma”, possono non essere in grado di sostenere un sisma di intensità attesa pari a quella oggi prevista per la zona dove esse sono ubicate, visto che negli ultimi anni la sismicità assegnata alle diverse zone d’Italia è cresciuta, a seguito di studi che hanno approfondito la conoscenza della sismologia del nostro territorio.

Da qui scaturisce la necessità di un’attenta ri-valutazione della vulnerabilità sismica di strutture esistenti, soprattutto del nostro patrimonio monumentale, da anni invocata da più parti ma purtroppo, ad oggi, mai realizzata sistematicamente.

Esiste in Italia un censimento degli edifici vulnerabili?

In Italia non esiste un censimento degli edifici vulnerabili, o una qualche forma di registro gestita a livello nazionale. Le iniziative di salvaguardia del patrimonio, e quindi anche l’esecuzione di analisi di vulnerabilità sismica su edifici monumentali o storici, sono lasciate in capo ai Comuni o agli enti locali.

Nel caso di strutture civili e industriali di proprietà privata, come sopra ricordato, se non oggetto di ristrutturazioni o cambi d’uso, la valutazione della vulnerabilità sismica è lasciata all’eventuale iniziativa del singolo proprietario, che può, qualora lo ritenga necessario, rivolgersi a esperti, assumendosene in toto l’onere economico.

Nel caso dei cosiddetti “capannoni” industriali, quali sono i punti deboli ed è possibile costruirli in modo che siano sicuri?




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