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TERREMOTO EMILIA/ Anomalia italiana: l’edificio è “a norma” ma non regge un sisma “prevedibile”

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I capannoni industriali prefabbricati monopiano sono una tipologia di struttura particolarmente diffusa nel territorio italiano, vista l’economicità e la semplicità di realizzazione. Molti di essi sono stati costruiti ben prima dell’entrata in vigore dell’OPCM e delle NTC2008 e quindi prima della nuova zonizzazione sismica. Pertanto, essi sono stati progettati, come era corretto ai tempi, senza tenere conto di alcuna sollecitazione dovuta agli eventi sismici. Questo non è di per se fattore negativo, come sopra ricordato, perché molte strutture possiedono, per loro intrinseca configurazione e realizzazione, come è il caso delle strutture in calcestruzzo armato gettate in opera (cioè la maggior parte delle civili abitazioni a partire dagli Anni ‘60), riserve di duttilità e resistenza tali da metterle in grado di sopportare egregiamente sismi di intensità anche piuttosto notevole.

Purtroppo, non è questo il caso dei capannoni prefabbricati: essendo costituiti di elementi separati (colonne, tegoli, plinti, tamponamenti) le cui unioni sono realizzate puntualmente - mediante “connettori” in acciaio oppure anche solo per contatto diretto - tutti i loro nodi strutturali non posseggono alcuna riserva di duttilità aggiuntiva, se non progettati specificamente per sollecitazioni sismiche.

E nei capannoni prefabbricati di nuova realizzazione? 

E’ senza’altro possibile, anche grazie all’innovazione tecnologica sopraggiunta nel campo delle connessioni a secco per elementi prefabbricati, raggiungere livelli di duttilità, resistenza e quindi, in ultima analisi, sicurezza, esattamente pari a quelle delle strutture gettate in opera.

Al contrario, nei capannoni prefabbricati esistenti, le esigue risorse di duttilità intrinseca nei nodi impalcato-colonne, le superfici d’appoggio molto ridotte delle travi sulle colonne, l’inadeguata resistenza dei collegamenti tamponamento-struttura, sono tutti punti deboli altamente preoccupanti che, in presenza di sollecitazioni laterali indotte da sismi anche di intensità non particolarmente elevata, possono condurre a crolli rovinosi e fatali: se il nodo trave-colonna cede o l’impalcato perde l’appoggio in corrispondenza della colonna si ha il crollo immediato di tutta la copertura; se salta la connessione pannello di tamponatura-trave, il pannello di tamponatura cade e, anche se è elemento non strutturale, con il suo peso può causare la morte di molte persone e ingenti danni.

Nel caso degli edifici antichi e storici, si può fare qualcosa per ridurre il rischio della distruzione?




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