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TERREMOTO EMILIA/ Anomalia italiana: l’edificio è “a norma” ma non regge un sisma “prevedibile”

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Deve essere chiaro, infatti, a tutti, dall’uomo comune al committente, al progettista, alle autorità, che per raggiungere tali elevatissime prestazioni è necessario sostenere costi ben maggiori rispetto a quelli di una progettazione meno “prestazionale”: essi sono motivati da un maggiore utilizzo di materiale di elevata qualità (calcestruzzi ad alta resistenza e acciai d’armatura) e dall’adozione di modalità costruttive peculiari. Pretendere quindi che le strutture siano altamente prestazionali senza essere disposti a sostenerne i costi aggiuntivi è irrealistico e velleitario.

Per quanto riguarda invece la salvaguardia del patrimonio, gli esempi virtuosi sono da ricercarsi in quelle Nazioni che, come la nostra, hanno una lunga tradizione culturale alle spalle, oltre che problemi di sismicità del territorio, quali Spagna o Grecia.

Ci sono, invece, esempi virtuosi in Italia?

Nella salvaguardia di opere iconiche, si sono fatti interventi egregi: quali la valutazione della capacità portante residua statica e della vulnerabilità sismica della basilica di San Marco, nel 1996; oppure l’intervento, di altissimo contenuto tecnologico, sulla Torre di Pisa.

Non mancano dunque in Italia gli spunti, né le competenze, né le professionalità qualificate per una gestione più attenta ed efficiente sia del patrimonio monumentale, sia delle strutture esistenti non monumentali: serve però un’organizzazione e un sistema di catalogazione e manutenzione efficace e l’impiego delle risorse finanziarie necessarie alla realizzazione degli interventi di adeguamento.

 

 

 

 

 



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