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LETTURE/ Una fantascienza "reale", che parla del cuore dell’uomo

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Nathan Never  Nathan Never

Sono, piuttosto, semplicemente uomini: cioè persone che sbagliano (chi più, chi meno, proprio come nella vita reale), ma che in ogni caso non sono definite dai loro errori, ma dall’ideale che cercano, come possono, di perseguire. Si tratta quindi di un’idea di moralità che fa appello alla libertà dell’uomo anziché alla sua capacità, e che si può definire come una continua tensione verso il bene anziché come coerenza stabilmente raggiunta con esso: l’esatto contrario del moralismo, insomma. Questa posizione umana, oggi molto rara, genera una straordinaria capacità di riflettere e farci riflettere, pur dentro il ritmo travolgente delle avventure, sulle grandi domande della vita (compresa quella religiosa, che nella fantascienza in genere brilla per la sua assenza).

E infine spiega anche la caratteristica forse più sconcertante della serie, ovvero la sua incredibile capacità di rinnovamento: in questi vent’anni infatti praticamente tutto il mondo originario di Nathan è stato distrutto e anche i pochi luoghi e personaggi sopravvissuti, compresi quelli principali, hanno subito trasformazioni profonde. Ora, in genere le serie di successo sopportano male i cambiamenti: basta la morte o l’uscita di scena di un singolo personaggio per scatenare proteste violentissime e, spesso, la perdita di interesse da parte dei fan. Potreste mai immaginarvi Tex senza Carson, Asterix senza Obelix, Batman senza Robin, Bip-Bip senza Vilcoyote, Topolino senza Pippo o Paperino senza Paperone? Be’, in Nathan Never è successo anche di peggio. Eppure ha funzionato. Perché? Forse perché – azzardo –i suoi lettori sono affascinati proprio dalla verità umana dei suoi protagonisti, che non sarebbe tale se negasse la caratteristica più imponente e al tempo stesso più drammatica (e quindi più carica di domanda) del nostro mondo: cioè che tutto, prima o poi, finisce.

Ci sono solo due opere di fantasia che mi hanno davvero aiutato nella mia vita personale: una è Il Signore degli Anelli di Tolkien, l’altra è Nathan Never. Che molti continuino a leggerlo mi pare un segno di speranza.

P.S. Pochi mesi fa, il 26 settembre 2011, è morto a Monza Sergio Bonelli. Lo ringrazio di cuore per tutto e faccio i miei migliori auguri al figlio Davide che ne ha raccolto l’eredità.



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COMMENTI
04/05/2012 - solo (Alberto Consorteria)

a me NN non è mai stato molto simpatico, eroe solo, perfezionista, incapace di amare. Troppo americano per i miei gusti nel suo essere dubbioso. Molto più simpatico il donnaiolo Dylan Dog, o il papà per eccellenza, Tex.