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OGM/ "Formidabili" quei campi di kiwi non ideologici...

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a) Tutte le colture attuali sono state pesantemente modificate dal punto di vista genetico; senza tali modifiche sarebbero inadatte alla coltivazione, spesso immangiabili perchè tossiche e con una resa ridicola. Senza le colture dovremmo tornare a fare i cacciatori e raccoglitori per nutrirci di ciò che spontaneamente la natura ci fornisce. Peccato che solo una persona su mille potrebbe sopravvivere e a stento.

b) Tutte le colture sono piante deboli e non sopravvivono senza l’aiuto dell’uomo; se noi smettessimo di coltivarle, scomparirebbero nel giro di pochi anni. Questo permette di affermare con sicurezza che nessuna pianta coltivata, transgenica o meno, comporta rischi superiori a quelli posti dalle piante selvatiche.

A far maggiormente riflettere è l’acquiescenza dei ministeri alle richieste di distruzione. Nella lettera del Ministero per l’ambiente si legge: «...questo ministero ha provveduto ancora una volta ad invitare l'Università degli Studi della Tuscia a procedere all'immediata dismissione del sito di sperimentazione...». Nella lettera si parla di «...prioritaria necessità di assicurare la dismissione e la bonifica del sito...». Perchè prioritaria? Per uccidere del tutto la ricerca pubblica italiana nel settore? I migliori alleati che permettono alle multinazionali di mantenere il quasi monopolio del settore sono i burocrati ministeriali, i legislatori italiani ed europei e i movimenti ambientalisti. Senza questi attori la normativa sarebbe più sensata o applicata più sensatamente e lo spazio per la ricerca pubblica sicuramente maggiore.

La distruzione del campo sperimentale sarà un segnale chiarissimo mandato a tutto il mondo della ricerca pubblica: «è inutile lavorare su queste cose, tanto ogni ricerca non può uscire fuori dai laboratori e quindi non può produrre niente di veramente utile per il mondo». Ma quale ricercatore serio di fronte a questa prospettiva continuerà a lavorare in questo ambito?

Uccidendo la ricerca in campo ci stiamo non solo negando le (enormi) possibilità già sperimentate in laboratorio, ma probabilmente anche quelle in attesa di essere scoperte o inventate. Molte ricerche verranno terminate o nel migliore dei casi emigreranno verso paesi più accoglienti.

Purtroppo la scienza non è come un rubinetto che si apre e si chiude quando si abbia bisogno dell’acqua. Una volta chiuso il rubinetto, non si riapre se non dopo anni, perchè tutto un patrimonio di conoscenze, competenze, personale e strumentazioni è andato disperso e rimetterlo insieme può richiedere molto tempo, molto più di quello che possiamo permetterci. Solo per fare un esempio, se ci fossimo accontentati delle varietà di frumento e di mais di 100 anni fa, la nostra produzione agricola di queste due colture sarebbe tra 1/4 ed 1/6 di quella attuale, con conseguenze che vi lascio immaginare. Bloccare la ricerca rischia di causare enormi danni in un futuro non troppo lontano.



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