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PROTAGONISTI/ Leonardo, curioso osservatore dei fenomeni terrestri (terremoti compresi)

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Un dettaglio dello Studio di macchina per sollevare l'acqua contenuto nel Codice Atlantico  Un dettaglio dello Studio di macchina per sollevare l'acqua contenuto nel Codice Atlantico

Puntualmente, in concomitanza col XXXI Congresso Geografico Italiano, vengono esposti 44 fogli del Codice Atlantico di Leonardo che mostrano il genio da Vinci impegnato in quelle che oggi vengono definite Scienze della Terra. È la Veneranda Biblioteca Ambrosiana a offrire al pubblico questo ulteriore gioiello storico-scientifico, organizzando la dodicesima delle mostre programmate tra il settembre 2009 e il giugno 2015: questa volta l’esposizione è dedicata a vario titolo al tema della Terra.

Si sa che interessi scientifici, aspetti tecnici e gusto artistico si sono sempre mescolati nell’intensa attività di Leonardo: qui la curatrice Rita Capurro porta alla luce la particolare attenzione dedicata da Leonardo all’idrografia, all’orografia e alla cartografia in vista anche della pratica soluzione di problemi geomilitari e geopolitici. La mostra come sempre è suddivisa in due sezioni: la prima presso la Biblioteca Ambrosiana stessa e la seconda presso la Sacrestia del Bramante.

Come è facile immaginare, non è che una parte dell’immensa produzione leonardesca, impossibile da riprodurre totalmente. La scelta delle pagine sembra però particolarmente felice e riesce a dare un’idea del modo di lavorare di Leonardo e del suo approccio originale anche alla fenomenologia della Terra. Come uomo del suo tempo, non poteva non partire dalla visione del mondo strutturato secondo i quattro elementi: acqua,aria, terra, fuoco. La sua preoccupazione però è quella di trovare un equilibrio tra essi, al fine di “tenere in equilibrio la Terra”.

Gli storici della scienza concordano nell’evidenziare come il procedere della costruzione del sapere di Leonardo si fondasse sulla ricerca e misurazione di fatti fisici, ponendoli però in stretta relazione con gli effetti del fenomeno stesso, in un’ottica, afferma la Capurro «che si può dire essenzialmente meccanicistica. Possiamo affermare che nell’opera di Leonardo il sapere scientifico, tecnico e artistico si compenetrino vicendevolmente in uno scambio naturale di sapienza umana».

Leonardo studia e raccoglie informazioni sulla scienza della Terra quando arriva a Milano ed entra in contatto con circoli scientifici che ruotano attorno alla corte sforzesca, dove era stato introdotto da Luca Pacioli, il suo maestro di matematica. A corte, la scienza e le dissertazioni scientifiche sono indirizzate da Lodovico il Moro a obiettivi pragmatici. Leonardo incontra personalità scientifiche di grande levatura come la famiglia di medici e fisici Marliani e il filosofo naturale Fazio Cardano, padre di Gerolamo Fazio Cardano, grande matematico del XVI secolo.

Ma anche nei periodi fiorentini Leonardo aveva conosciuto gli scienziati che gravitavano attorno alla corte medicea, dove le dissertazioni scientifiche erano orientate maggiormente alla ricerca dei massimi sistemi. A Firenze, certamente Leonardo aveva accostato l’opera di Paolo Dal Pozzo Toscanelli, acclamato cosmografo morto nel 1482, se non per via diretta, almeno per la chiara fama. Quanto alle fonti scientifiche specifiche sul tema della Terra, l’opera di riferimento più importante è stata anche per Leonardo, come per i suoi contemporanei, La composizione del mondo di Ristoro D’Arezzo.



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