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AMBIENTE/ La sfida della desertificazione non risparmia il Bel Paese

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Un impianto eolico (Foto: Infophoto)  Un impianto eolico (Foto: Infophoto)

La poderosa macchina preparatoria di Rio+20 viaggia ormai a pieno regime e sono in corso di svolgimento una serie di eventi che aprono la strada al summit sull’ambiente. Con la sigla Rio+20 si denomina la conferenza sullo sviluppo sostenibile (UNCSD) indetta dalla Nazioni Unite a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno prossimi: la denominazione vuole ricordare i 20 anni dal celebre Vertice della Terra svoltosi nella capitale brasiliana nel 1992.

Sono tanti i temi sul tappeto, raccolti sotto il cappello dello “sviluppo sostenibile”, e insieme delineano quello che sarà riassunto nel documento conclusivo che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere approvato al termine dei lavori, dal titolo eloquente: “The future we want”, il futuro che vogliamo.

Tra questi temi c’è anche quello della difesa dei suoli e della lotta alla desertificazione; tema sul quale, proprio in questi giorni si discute a Roma al Workshop “Sviluppo e conservazione dei servizi degli ecosistemi contro siccità e desertificazione”, indetto dall’Enea in collaborazione con ISPRA, CNR - CRA e INEA che hanno messo a disposizione e integrato le rispettive competenze e ruoli.

Perché parlare di desertificazione in Italia? In una nota preparatoria ai lavori, si fa osservare come il nostro Paese sia costituito da un complesso mosaico di paesaggi fortemente determinati dall’azione antropica che nel corso dei secoli e dei millenni ne ha radicalmente cambiato aspetto in seguito all’intenso sfruttamento di tutte le risorse naturali. «I cambiamenti climatici, il sovra sfruttamento del suolo e le sfide della la globalizzazione pongono oggi una nuova sfida ai territori dove la qualità e quantità delle risorse naturali è in forte declino».

Le regioni con clima arido,semi-arido e sub-umido secco sono in grado crescente minacciate dai processi di desertificazione e si trovano a fronteggiare inediti rischi: derivanti dall’aumento di siccità, alla forte variabilità delle piogge e da eventi di precipitazione molto intensi con forti rischi di alluvioni e conseguente dilavamento dei suoli fragili. Tutti questi fenomeni potranno raggiungere nei casi più critici il punto di non ritorno, come ci dicono le più recenti elaborazioni, con la prospettiva che i territori maggiormente minacciati e degradati vengano abbandonati quando le attività produttive non saranno più economicamente vantaggiose.

Secondo le analisi dell’Enea, «la desertificazione è la conseguenza di un degrado del territorio che deriva dal suo sovra-sfruttamento. L’uso sostenibile del territorio invece considera la molteplicità di fattori che caratterizzano gli ecosistemi per attuare interventi per la loro conservazione e per il ripristino». Una stima recente a scala nazionale delle aree influenzate da processi di degrado e di desertificazione è stata elaborata nell’ambito delle attività svolte dal Comitato Nazionale per la Lotta alla Desertificazione (CNLD). Una mappa delle aree sensibili permette di stimare che il 32,5% del territorio nazionale è molto sensibile, il 26,8% ha una sensibilità media, il 19,8% ha una sensibilità bassa, il 6,2 % non è sensibile. 



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