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MALATTIE TROPICALI/ L’infettivologo: ecco perché il Chagas non è la nuova Aids

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Il nastro rosso anti-Aids  Il nastro rosso anti-Aids

E’ stata definita “la nuova Aids” e ha già infettato 10 milioni di persone nel mondo. E’ il Chagas, una cardiopatia dilatativa cronica che può essere letale. Come scrive il Daily Mail, una nuova ricerca afferma che il Chagas ha delle somiglianze con il ceppo iniziale dell’Hiv. Le analogie sono basate sul fatto che le due malattie sono difficili da diagnosticare e possono richiedere anni prima che i sintomi si manifestino. Al Chagas è stata dedicata una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica “PLOS Neglected Tropical Diseases”.

 

La maggior parte dei casi sono stati segnalati in Bolivia, Messico, Colombia e America Centrale, ma anche negli Stati Uniti sono state già infettate 30mila persone. La malattia si è diffusa dall’America del Sud agli Usa per l’intensificarsi dei viaggi e dell’immigrazione. Il direttore del centro di ricerca sull’Hiv dell’Ospedale San Raffaele, Adriano Lazzarin, spiega a Ilsussidiario.net: “In questo allarme c’è di vero il fatto che siccome il Chagas colpisce i soggetti che non hanno normali difese immunitarie, un’associazione con l’Aids è ragionevole. Il Chagas è una delle possibili patologie emergenti nei casi di prolungata immunodeficienza. Entrambe le malattie sono inoltre infettive e hanno un’interazione con il sistema immunitario, anche se a causarle sono agenti molto diversi”.

 

L’esperto del San Raffaele ritiene quindi che la definizione di “nuova Aids” per il Chagas sia decisamente forzata: “Non ci sono analogie così forti da fare pensare a un’associazione tra i due agenti eziologici. Quello dell’Aids è un retrovirus di piccole dimensioni che si serve della cellula ospite per replicarsi. Quello del Chagas invece è un parassita migliaia di volte più grande, che ha vita autonoma indipendente e produce una patologia legata a una lunga sopravvivenza nell’organismo che lo ospita”. Anche le somiglianze basate sul fatto che Aids e Chagas si manifestano solo dopo molto tempo sono soltanto apparenti. Per il professor Lazzarin, “il Chagas è diagnosticato dopo molto tempo in quanto ben tollerato dall’organismo che lo ospita, salvo nei casi in cui fa emergere una malattia cronica evolutiva”.



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