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DNA DAY/ Carlo Soave: nei cromosomi non è scritto né chi siamo né il nostro destino

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Se un organismo che vive all'Equatore va al Polo nord si adatta alla nuova condizione. Cosa vuol dire? Si adatta alla nuova condizione ambientale, è una specie di differenziamento anche questo. Modifica il suo modo di usare i suoi strumenti per far fronte alla nuova condizione. Pensi a un falegname che ha degli strumenti, fa delle cose e che cosa fare dipende da cosa gli hanno insegnato e da quello che lui ha imparato. L'uomo cioè dipende dagli strumenti, ma non è determinato dagli strumenti. 

 

L'uomo in sostanza è libero, non è sopraffatto da un destino scritto nel suo codice genetico.

 

E per fortuna che è così. Se devo recarmi in Piazza Duomo a piedi dipendo dalle mie gambe, ma se mi sono preso la briga di recarmi là non è dipeso dalle gambe, bensì dalla mia decisione di andarci.

 

Ci sono problemi etici legati allo studio del dna?

 

Sicuramente, basti pensare che nella concezione di essere profondamente condizionati dal nostro dna, allora su questa base il nostro destino è uscito per caso alla roulette. Se invece non è vera questa ipotesi cambia lo scenario. Attorno a questi problemi si gioca cosa è l'uomo che  è poi quello che ci interessa. Attorno a queste cose ruota la concezione ontologica chi siamo e cosa siamo. Per l'etica, poi gli scenari sono davvero complessi: se io posso fare una diagnosi prenatale di alterazione genetica il problema che si pone è: conoscere per curare o conoscere per selezionare? 



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