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INTELLIGENZA ARTIFICIALE/ Tanti progettisti (umani) per la Formula 1 dell’informatica

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Costruire macchine pensanti, esseri fabbricati dall’uomo che con l’uomo stesso si intendano, si relazionino, svolgano attività che richiedono responsabilità, creatività e iniziativa, automi che siano, appunto, intelligenti, cioè sappiano relazionarsi con sé, gli altri e il mondo che li circonda con l’apertura e la flessibilità che riconosciamo nell’uomo, comprendendo il senso di ciò che vedono e toccano, e capaci di apportare qualcosa di nuovo: si direbbe quasi un sogno a occhi aperti. E per lungo tempo proprio di questo si è trattato: un sogno, sì, ma reputato possibile. Ma è realmente così? È possibile questa immaginifica creazione?

I fondamenti di ogni sistema “intelligente” stanno nella logica, il modo attraverso cui da alcune premesse si elaborano conclusioni che rispettino regole formali certe. Aristotele da questo punto di vista ha imperversato per quasi due millenni, fissando nel modello del sillogismo il paradigma di ogni sistema logico. Da Leibnitz in poi si inizia a pensare alla possibilità che la logica sia un “calcolo”, qualcosa che permetta di portare l’oggettività del metodo matematico dentro le nostre diatribe e discussioni. Questa attività di ricerca sulla logica ha portato l’uomo a scoprire che non esistono logiche che si adattano a tutti i contesti, cosa che invece noi, esseri intelligenti, che pur diciamo il minimo indispensabile di quello che serve per intendersi, cioè non facciamo esplicitamente tutti i passaggi necessari per la comprensione di certe affermazioni, riusciamo naturalmente a fare.

L’analogo di questa frustrante scoperta è nella costruzione di modelli di sistemi artificiali intelligenti. Due grandi matematici, che sono alla base di tutta la costruzione dell’edificio informatico, Alan Turing e Alonzo Church dimostrano nella seconda metà del XX secolo che l’idea che si possa creare una macchina capace di “calcolare” qualsiasi tipo di problema è un’utopia. Esistono cioè limitazioni a quello che la macchina può fare. Insomma, il sogno della riproduzione artificiale dell’intelligenza così come è emersa nella grande storia evolutiva del mondo è ultimamente irrealizzabile.

Ciò che è accaduto è però solo apparentemente frustrante.

 

 

 



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