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OTTICA/ Messa a fuoco super, con le lenti a cristalli liquidi

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I cristalli liquidi, o per meglio dire le proprietà liquido-cristalline possedute da alcuni composti organici, rappresentano un particolare stato della materia intermedio fra quello di un solido cristallino (caratterizzato da una struttura molecolare ordinata) e quello di un normale liquido (le cui molecole sono disposte disordinatamente nello spazio). Per questa loro duplice natura i cristalli liquidi presentano sia alcune proprietà dei liquidi, quali ad esempio l’alta fluidità, l’incapacità a sopportare sforzi di taglio, l’attitudine a formare gocce; sia alcuni comportamenti tipici dei cristalli, come ad esempio la manifestazione di proprietà elastiche, ottiche, elettriche o magnetiche lungo alcune particolari direzioni.

Scoperti nel 1888 dal botanico austriaco Friedrich Reinitzer, solo recentemente i cristalli liquidi hanno iniziato a trovare importanti applicazioni in alcuni oggetti tecnologici di uso quotidiano. Un esempio piuttosto significativo è rappresentato dai display LCD (Liquid Crystal Display) utilizzati per gli schermi televisivi, nei nostri cellulari o negli I-phone e I-Pad. Ma non solo. È di questi giorni la notizia che un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Ottica del Cnr (INO-Cnr) in collaborazione con l’Istituto di Chimica e Tecnologia dei Polimeri del CNR (Ictp-CNR) e con il Dipartimento di Scienze Fisiche dell’Università Federico II di Napoli, ha condotto una ricerca particolarmente innovativa tesa a sfruttare le proprietà di coalescenza dei cristalli liquidi per ottenere lenti liquide a focale variabile.

L’idea di riprodurre il comportamento del cristallino – la lente di cui madre natura ha dotato i nostri occhi, che ci permette di mettere a fuoco tanto gli oggetti vicini quanto quelli lontani – non è nuova. Da alcuni anni, infatti, sono state proposte e realizzate lenti liquide costituite da una membrana trasparente (una sorta di sacchetto a forma di lente) contenente un liquido, anch’esso trasparente ma con una ben definita densità ottica (indice di rifrazione). Modificando la curvatura della membrana, mediante stimoli meccanici o elettrici, è possibile variare, in un ampio intervallo di valori, la focale della lente e ottenere con un unico elemento ottico le stesse funzionalità di un complesso zoom fotografico.



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