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TERREMOTO/ I sussulti della terra si misurano dal cielo

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Tra le iniziative da potenziare per far fronte alle situazioni traumatiche come l’attività sismica che non cessa di scuotere la Pianura Padana, c’è anche lo sviluppo dei sistemi di monitoraggio e analisi dei territori effettuata dal cielo. Sono sistemi affidati agli “occhi” di satelliti appositamente lanciati e attrezzati con tecnologie in grado di rilevare anche piccoli mutamenti delle condizioni fisiche della superficie del nostro Pianeta.
Ci sono programmi mondiali dedicati a questo: come il progetto GEOSS, finalizzato allo sviluppo di sistemi per l’osservazione globale della Terra; o come il GMES (Global Monitoring for Environment and Security), un complesso programma di osservazione satellitare della Terra lanciato nel 1998 dalla Commissione Europea e da un insieme di agenzie spaziali. In questo scenario, l’Italia ha un ruolo importante con la realizzazione di COSMO SkyMed, una costellazione di satelliti attiva da oltre un anno e che nella drammatica recente emergenza ha già dato un primo contributo, fornendo dati utili a tentare di capire cosa sta succedendo nel sottosuolo padano.
Cosmo SkyMed è un sistema di osservazione satellitare della Terra concepito per scopi duali, cioè civili e militari. I suoi quattro satelliti sono come quattro "occhi" in grado di scrutare la Terra dallo spazio metro per metro, di giorno e di notte, con ogni condizione meteo. Sviluppato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in cooperazione con il Ministero della Difesa, COSMO SkyMed si basa su una flotta di quattro satelliti identici, dotati di radar ad apertura sintetica (SAR) che lavorano in banda X (in grado quindi di vedere attraverso le nuvole e in assenza di luce solare).
Può effettuare fino a 450 riprese della superficie terrestre, pari a 1.800 immagini radar, ogni 24 ore. Il suo punto di forza, dicono all’ASI, è la straordinaria flessibilità di utilizzo: i suoi radar possono operare in modalità spotlight (concentrandosi su un'area di pochi km quadrati e osservandola con risoluzione fino al singolo metro), stripmap (osservando una striscia continua di superficie terrestre) o scanSAR (coprendo una regione di 200 km di lato). Brevissimi sono anche i tempi di risposta, cioè il tempo necessario per configurare l’insieme in modo da ottenere immagini dell'area desiderata: da 72 ore quando si opera in condizioni di routine, fino a meno di 18 ore in condizioni di emergenza. Altro punto di forza è il breve tempo di rivista (l'intervallo tra due passaggi sullo stesso punto), inferiore alle 12 ore, che consente di monitorare costantemente l'evoluzione della situazione in una particolare area.
È ciò che è accaduto nei giorni scorsi quando, nell’emergenza del primo post terremoto, il Dipartimento della Protezione Civile ha coinvolto l’Agenzia Spaziale Italiana, il CNR-IREA (Istituto per il rilevamento elettromagnetico ) e l’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) per programmare nuove acquisizioni radar dai satelliti di COSMO-SkyMed così da ottenere in tempi rapidi informazioni circa la deformazione crostale connessa alle scosse di maggiore energia: tipo di deformazione, entità ed estensione del territorio interessato.



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