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TERREMOTO/ Il sisma non si sposta, ma quanti misteri nella Pianura Padana

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Direi proprio di no. La sismicità del fronte appenninico è ben conosciuta. Ci sono stati terremoti nel passato di intensità leggermente inferiore. Quello del 1570 a Ferrara è stato di poco inferiore a questo e altri eventi nell’arco appenninico hanno superato anche questi livelli. Siamo di fronte a processi che proseguono e durano milioni di anni.

Che cosa c’è di scientifico e cosa è solo leggenda in ciò che si sente dire sui cosiddetti “segnali premonitori”?

 In alcuni casi i segnali premonitori sono stati utili. Ad esempio, negli anni ’70 in Cina è stato previsto un grande terremoto, ma si tratta di un caso assolutamente isolato. Nella stragrande maggioranza delle situazioni, la previsione dello scatenarsi del sisma è impossibile. Nonostante i numerosi studi, dobbiamo riconoscere di essere abbastanza disarmati di fronte a questo fenomeno naturale. 

Secondo lei bisogna fare di più per studiare la zona, e un po’ tutto il Nord Italia?

Bisognerebbe favorire degli studi di maggior dettaglio che permettano di riconoscere eventuali tracce a testimonianza di terremoti più antichi. Si dovrebbero stanziare fondi per ricerche più sistematiche di tutte le possibili evidenze che possano aiutare a riconoscere il verificarsi di fenomeni di questo tipo in epoche non coperte dai cosiddetti “record” storici. Noi infatti conosciamo gli ultimi mille anni di storia sismica attraverso le cronache, le descrizioni, i racconti; ma per periodi più antichi non abbiamo notizie. Gli studi geologici dettagliati delle successioni rocciose potrebbero portarci a conoscenza di eventi importanti che hanno interessato la Pianura Padana e che sfuggono alla descrizione umana perché troppo indietro nel tempo. In tal modo potremmo avere un intervallo di tempo più ampio sul quale fare le stime e valutare i tempi di ritorno e la pericolosità dei fenomeni.

Quanto al controllo e al monitoraggio?

Mi sembra che l’azione dell’INGV sia valida e ben sviluppata. È chiaro che  più dati si riescono a raccogliere, tanto meglio. Il punto cruciale però, che richiede maggior attenzione da parte di tutti, è quello del rispetto delle regole edilizie antisismiche, un rispetto che deve essere più stretto. Poi c’è il problema degli edifici storici, realizzati prima della promulgazione di tali leggi, e che in Italia costituiscono un patrimonio prezioso che andrebbe controllato continuamente, tutelato e rinforzato dove si può. Ma si tratta di interventi molto costosi che richiedono scelte coraggiose. 



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