BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

OLIMPIADI LONDRA 2012/ Tutte le ragioni per cui gli sportivi ricorrono al doping

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Anche alla luce di questa definizione, bisognerebbe, prima che vietare, forse chiedersi perché ci si dopa, che cosa si cerca in questa pratica alterante le proprie caratteristiche fisiche e spesso pericolosa per la salute. E’ la pura ricerca di andare oltre il limite, in un contesto che peraltro spinge all’estremo questa logica sotto il giogo di enormi interessi economici? Oppure è la giusta aspirazione alla vittoria, al risultato, ciò che ragionevolmente può spingere a “forzare” il proprio limite? E qual è il limite ragionevole al quale ci si può approssimare? Ci si addentra in un problema paradossale: da un lato abbiamo una capacità tecno-biomedica che consente di fatto l’alterazione delle normaliperformance umane, attraverso prodotti non necessariamente “segreti”, ma che si possono trovare dietro i banconi di una qualsiasi farmacia; dall’altro lato, le stesse multinazionali del farmaco forniscono supporto alla lotta al doping, tramite innovativi sistemi di analisi, come avverrà a Londra.

Ma il problema resta, e tocca una questione cruciale dal punto di vista culturale, ancora prima che scientifico: cosa “posso” come uomo? Qual è il limite dell’orizzonte della mia azione? Quando posso dire di avere vinto? Domande alle quali la scienza non può dare risposta. E nessun controllo, per quanto accurato, per quanto strombazzato, potrà mai liberarci dal dubbio di poter fare di più, vuoi perché il controllo puntuale non basta a svelare abitudini “mediche” dei controllati, vuoi perché esiste il progresso anche nel doping, e non è detto che il nostro controllo sia adeguato per qualche innovativo sistema dopante.

Quello che rischia di mancare in un contesto spettacolare, esposto ai media, estremamente redditizio e interessante dal punto di vista economico come lo sport agonistico non è un semplice progresso scientifico. Quello che spesso manca è uno sguardo realmente capace di valorizzare l’umano, libero dal risultato a tutti i costi sull’appassionante attività sportiva. Potremmo dire che non basta possedere un corpo perfetto dal punto di vista medico, se l’anima non lo abita più. O, come diceva De Gregori: “Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…” Doti che nessun progresso tecnico-scientifico potranno garantire o inficiare.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.