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TECNOLOGIE/ Il microsensore raddoppia e ci aiuta a "navigare"

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Ma stiamo parlando solo di prospettive future o di realtà attuale? Quelli che Di Grazia ha illustrato nei giorni scorsi alla Sensor & Process Instrumentation, organizzata da Fiera Milano Media, «sono oggetti in fase di sviluppo e che nel medio termine verranno lanciati sui mercati. La soluzione più prossima a trovare applicazione è probabilmente quella che integra un accelerometro e un giroscopio su schede di dimensioni sempre più piccole e con funzionalità sempre più sofisticate». 

È il mercato consumer quello più direttamente coinvolto da questo tipo di innovazioni: i sensori integrati avranno il loro campo di impiego nei vari dispositivi mobili, smartphone e tablet; ma si sta già pensando anche a possibili applicazioni industriali nella robotica, nell’automotive e nella factory automation in genere.

E ci si può spingere anche più in là nelle possibilità applicative. «Sono allo studio sistemi come i BMR, Body Motion Reconstruction, che ricostruiscono sul video il movimento di un corpo per poterlo analizzare, elaborare , correggere; il package, come abbiamo detto, è molto piccolo e quindi facilmente applicabili sul corpo umano per interessanti applicazioni in campo terapeutico, riabilitativo; ma anche ludico e artistico e in tante simulazioni robotizzate. Basti pensare ai film di fantascienza, come Avatar, che ha sperimentato sistemi del genere». 

Poi ci sono tutte le applicazioni di “navigazione”: dalla più diffusa, relativa alla guida automobilistica, dove i sensori accelero metrici già governano l’impiego dell’airbag, ma dove l’integrazione di altri sensori potrebbe incrementare la sicurezza passiva, attuare il controllo della stabilità prevenendo gli sbandamenti, agendo da assistente alla navigazione, ad esempio in casi di mancanza di visibilità; fino alla navigazione indoor, utile per rintracciare persone all’interno di grandi edifici.

Infine, «sensori più sensibili potranno essere impiegati per il monitoraggio dei processi di smottamento dei terreni. Abbiamo allo studio applicazioni dove dei cluster di sensori messi  nel terreno e collegati wireless possono leggere smottamenti anche molto piccoli e dare un quadro dettagliato dei fenomeni tellurici in atto, permettendo alle popolazioni di mettersi al riparo tempestivamente». 

 

(Michele Orioli)



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