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SPAZIO/ Vent'anni dopo, il “filo” dell’astronautica italiana non smette di srotolarsi

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Foto: Franco Malerba e lo Shuttle Atlantis su cui ha viaggiato  Foto: Franco Malerba e lo Shuttle Atlantis su cui ha viaggiato

Il riferimento a Cheli e Guidoni ci ricorda che dopo Malerba altri italiani sono andati in orbita: oltre ai tre citati, ci sono stati Roberto Vittori e Paolo Nespoli, frequentatori della ISS (International Space Station), dove si sono anche incontrati nel febbraio 2011 per dispiegare il tricolore simbolo dei 150 anni dell’unità d’Italia. E altri due astronauti sono pronti al lancio - Luca Parmitano l’anno prossimo e Samantha Cristoforetti nel 2014 - a conferma di una tradizione che vuole gli italiani in pole position quando si tratta di esplorazione della natura, sia quella diretta dove prevale l’attitudine osservativa, sia quella che si avvale di potenti e sofisticati strumenti, come quelli che si possono portare nello spazio e che permettono di esplorare fino a distanze impressionanti e di andare indietro nel tempo ripercorrendo la storia cosmica.
I vent’anni di astronautica militante sono però solo un capitolo di una vicenda più ampia, cioè della presenza italiana nella più generale avventura spaziale: una presenza che si avvia a celebrare il suo primo mezzo secolo di attività. È dal dicembre del 1964 infatti che il tricolore campeggia su un veicolo spaziale, ossia da quando, dalla base di Wallops Island (Usa), è stato lanciato il satellite San Marco per lo studio dell’atmosfera terrestre. Con quel lancio, l’Italia diventava il terzo Paese, dopo Usa e Urss, a mettere in orbita un proprio satellite.
Dal progetto San Marco a oggi la storia delle missioni spaziali italiane si è arricchita in una progressione significativa. Basterà citare il progetto Sirio, un satellite per telecomunicazioni negli anni 70; e poi il Lageos, per studi di geodinamica; e ancora BeppoSax, per l’astronomia a raggi X, dedicato a Beppo Occhialini, il fisico italiano pioniere nelle ricerche sui raggi cosmici. Fino al più recente Vega (Vettore Europeo di Generazione Avanzata) che nel febbraio scorso ha portato in orbita il satellite Lares, destinato ad alcune verifiche della teoria della relatività e frutto dell’iniziativa di un’azienda come Avio e, ovviamente, dell’ASI.  



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