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AMBIENTE/ Per ridurre la CO2 c’è chi pensa alle "foreste artificiali"

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Al momento è difficile indicare il costo di una simile operazione ma gli autori sono fiduciosi. Se un’apparecchiatura per l’assorbimento massiccio, come dei modelli di alberi o foreste artificiali, potesse catturare una tonnellata al giorno di CO2, dispiegandone un milione si potrebbe sequestrare più di un decimo delle totali immissioni attuali di anidride carbonica.
Contrapponendosi a un precedente report della American Physical Society - che aveva considerato la cattura diretta di CO2 in aria come un approccio economicamente non adeguato per la mitigazione dei cambiamenti climatici – Lackner sostiene che «è troppo tardi per discutere se sia una soluzione o meno. Ed è sbagliato anche preoccuparsi del fatto che queste nuove tecnologie ci distoglierebbero dallo sforzo di fare qualcosa per ridurre le emissioni. È troppo tardi per queste argomentazioni: dobbiamo intensificare gli sforzi e spingere al massimo le risorse a nostra disposizione per risolvere il problema». Lo stesso Lackner, come direttore della Kilimanjaro Energy, una start-up da lui fondata, sta studiando le possibilità di sviluppo di alcun i tipi particolari di resine in grado di assorbire l’anidride carbonica.
La strada della cattura diretta è quindi tutta da percorrere, ma è in parte già tracciata. Del resto, già da decenni, seppur su piccola scala, l’assorbimento diretto di CO2 dall’aria viene praticato nei sottomarini e nelle navicelle spaziali; come pure nei processi di liquefazione dell’aria è richiesta la rimozione di aria e di anidride carbonica.

(Michele Orioli)



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