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DIBATTITI/ Medicina, applicazione di linee-guida o sviluppo di rapporti umani?

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Lo stesso scheletro di procedura, con le opportune modifiche, permette di risolvere uno spettro amplissimo di variazioni sul tema (molte variabili X, molte variabili Y, variabili X e/o Y discrete, modelli non lineari ….). Da un punto di vista filosofico riconosceremo in questa procedura una chiara esemplificazione della Adaequatio intellectus et rei di Tommaso con l’intellectus corrispondente alla retta interpolatrice e la res (genitivo rei) costituita dai punti sperimentali. Fin qui tutto bene, i guai escono fuori (come sempre accade), quando si assolutizza questa saggia e semplice procedura facendola diventare ciò che non è (e non può essere).

Torniamo allora alla medicina e immaginiamo che Y sia uno stato patologico (diagnosi per brevità) e che le X siano dei possibili sintomi variamente rilevanti per la predizione di Y.  

Il grande ecologo Simon Levine scriveva  : “Non esiste una singola scala corretta di investigazione … Dobbiamo riconoscere esplicitamente l’esistenza di molteplici scale … e sviluppare una prospettiva che attraversi le differenti scale e che si fondi su una molteplicità di modelli invece di cercare l’unico corretto” (Levine S., “Ecology in theory and application”, in Applied Mathematical Ecology New York Springer 1989).  

Ecco il punto: ferme restando le ‘ricette’ statistiche per la costruzione di un modello ragionevole, noi non possiamo pensare che un sistema che si definisce a diverse scale possa essere costretto nei vincoli di una sola forma funzionale e di una sola ‘scala rilevante’ che renda conto di tutto. L’innamoramento per il genoma umano come unico livello rilevante per la predizione della suscettibilità alle malattie (e analogamente il livello delle mappe di risonanza magnetica nucleare come unico livello rilevante per la psicologia scientifica o la singola cellula come spiegazione per il cancro) porta a delle conseguenze molto dannose.

La necessità di ‘prendere in considerazione diversi aspetti’ apparentemente viene salvaguardata (si prendono in considerazione tutti i geni per trovare quelli che permettono di prevedere il fenomeno di interesse) ma si perde il senso profondo dell’interezza e cioè la molteplicità di scale e la loro interazione reciproca. E’ insomma una ‘interezza riduzionista’ piuttosto che un ‘interezza ecologica’. Il livello unico a cui vien ‘ridotto’ ogni tentativo di spiegazione è quello dei geni, ognuno dei quali è una variabile X indipendente ‘contribuisce autonomamente’ alla previsione della variabile dipendente Y (malattia).

In questi ultimi anni è emersa la fallacia di molte apparentemente solide conoscenze fondate su questo tipo di approccio: le relazioni erano solo apparenti, frutti di ‘sovra-determinazione’ (la probabilità di avere dei risultati significativi per puro effetto del caso cresce all’aumentare dei gradi di libertà fino ad annegare nella tautologia pura ogni tipo di studio che preveda migliaia di variabili X), che non hanno retto alla prova della generalizzazione. Da un punto di vista culturale l’ubriacatura genomica della interezza come lista ha purtroppo prodotto guai molto gravi che sono andati molto aldilà del semplice fallimento di un progetto scientifico; si è sedimentata una mentalità generale che vede nell’impresa tecnologica guidata dalla pura ricopertura totale di un certo campo l’unica possibile soluzione ‘scientificamente avanzata’ ad un certo problema.

Da cosa deriva questa ostinazione nel perseguire quella che, non solo ripensando a quanto scritto da Levine ma anche semplicemente a quanto sedimentato in migliaia di anni di esercizio delle medicina e continuamente confermato nella pratica medica di tutti i giorni in tutti i paesi, sembra una pretesa totalmente irragionevole ?



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