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CERN/ Il bosone di Higgs si presenta, e subito ci interroga

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Così si è giunti al momento tanto atteso, quando tutto si è condensato in due ore di seminario: un annuncio sobrio, un seminario in perfetto stile “da fisici”, con i coordinatori che hanno illustrato oltre un centinaio di slide, fitte di dati, grafici e immagini, interrotti solo sul finale dall’esplosione di un fragoroso applauso. I due hanno ripercorso passo passo l’attività svolta nell’ultimo anno di febbrili misure, di controlli, di elaborazioni statistiche, cercando di individuare e isolare le possibili fonti di errore.

Ed ecco il responso. Entrambi gli esperimenti hanno osservato, indipendentemente, una nuova particella con massa tra i 125 e 126 GeV con un livello di significanza di 5 sigma: è questo il livello considerato dalla fisica per ritenere confermata sperimentalmente una scoperta. La particella ha tutte le caratteristiche per essere considerata un bosone, il più pesante finora mai osservato, compatibile con quello ipotizzato da Higgs e che va a completare l’elemento mancante nel Modello Standard che descrive la costituzione elementare della materia.

«È una tappa eccitante ma ci serve ancora un po’ di tempo per preparare questi risultati per la pubblicazione, che prevediamo di completare per la fine di luglio». Questa affermazione della Gianotti non è espressione di modestia o per smorzare l’entusiasmo. È che bisogna intendersi su cosa significhi “scoperta” per i fisici delle particelle. Non è la visione improvvisa di un oggetto previsto del quale si può subito scattare la fotografia. È piuttosto la raccolta di  misure accurate, la loro analisi statistica, il confronto puntuale con i modelli teorici.

In questo caso, ad esempio, ci sono ragioni valide per ritenere di aver effettivamente scoperto una nuova particella; il problema è di capirne meglio la natura. Alcuni elementi osservativi – come il fatto che ci sono più eventi del previsto –fanno riflettere e pongono interrogativi intriganti. È proprio il componente mancante del Modello Standard o è qualcosa di più esotico? Qualcosa che potrebbe gettare una nuova luce anche sulla nostra visione generale della materia che compone l’universo, della quale, ricordiamo, si conosce solo il 4%; il resto è tutto da scoprire.

Si comprendono allora le parole con le quali il direttore del Cern Rolf –Dieter Heuer ha concluso la mattinata: «questa è una pietra miliare, ma non è che l’inizio dell’avventura». È un modo di esultare un po’ speciale quello degli scienziati: non mancano l’entusiasmo e lo champagne ma si mescolano alla curiosità insaziabile, alla pazienza dell’analisi, a tante domande.

 



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