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SCOPERTE/ Il Nobel insiste e trova il grafene che si ripara da sé

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Il grafene  Il grafene

In effetti il gruppo guidato da Kostya stava cercando di capire meglio le modalità con le quali il grafene interagisce con i metalli: una conoscenza fondamentale per poter integrare il nuovo materiale nelle apparecchiature elettroniche di domani. Le potenti capacità di indagine del SuperSTEM hanno però messo i ricercatori di fronte a uno strano fenomeno: inizialmente i metalli intaccavano i fogli di grafene creando dei buchi, che si sarebbero rivelati estremamente dannosi per le applicazioni; successivamente però lo stesso materiale si auto-riparava, ripristinando le strutture poligonali ordinate del materiale e riconsegnandogli le sue caratteristiche proprietà meccaniche ed elettroniche.

Sorpresi da quel comportamento, gli scienziati hanno ripetuto più volte l’analisi, ottenendo sempre delle conferme. Restava solo da capire il perché di quella insperato  aggiustamento. Sempre le qualità strumentali del SuperSTEM, unitamente alla perspicacia dei nanoscienziati, hanno consentito di arrivare alla risposta: il grafene utilizza dei residui atomi di carbonio puro presenti sui bordi del buco e  con questi “ricuce” la struttura corrotta. 

La recente scoperta offre ora agli scienziati della materia non solo la possibilità di entrare dentro il grafene in modo controllato e “lavorarlo” a livello atomico, ma anche di farlo crescere assumendo nuove configurazioni e nuove forme. Ciò comporta una notevole flessibilità applicativa  e amplia le potenzialità delle nanotecnologie basate sul grafene, prospettando interessanti applicazioni “su misura” soprattutto in campo elettronico e nelle scienze biomediche.

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