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MEETING/ La scienza non spegne la domanda di infinito, anzi la amplifica

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Ne hanno parlato recentemente sia Nature che Scientifica American, riportando studi di diversi team di ricercatori che prospettano un ventaglio di ipotesi. C’è chi - come i ricercatori dell'Università di Witwatersrand (Johannesburg), dell’Ecole Normale Supérieure di Lione e dell’Università Paul Sabatier di Tolosa - ritiene che il genere Homo avesse già raggiunto il vertice della catena alimentare e godesse di un ricco apporto di proteine animali, ben superiore a quello del suo predecessore australopiteco. Lo si deduce dall’analisi dei denti fossili, studiati con l’ausilio di speciali tecniche laser che hanno permesso di testare piccolissime quantità di materiale fossile. Altri studiosi ritengono però che le proteine di origine animale potrebbero essere diverse da come spontaneamente le intendiamo oggi e potrebbero in buona parte essere costituite da insetti.

Al Meeting non si affronta un argomento così specifico ma la domanda sulle caratteristiche dell’uomo, su ciò che identifica la natura umana, attraversa alcuni incontri e una mostra. Si va dalla tavola rotonda di martedì con Michele Di Francesco, Giancarlo Cesana e Andrea Moro su “Neuroscienze: il mistero dell’unità dell’io”; alla presentazione dell’ultimo libro di mons. Fiorenzo Facchini “Evoluzione. Cinque questioni nel dibattito attuale”. E poi l’incontro con il celebre paleo-antropologo Ian Tattersall e il teologo William Carroll, che discuteranno di “evoluzione biologica e natura dell’essere umano”. Per non parlare della mostra “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune”, curata dall’Associazione Euresis e dalla Fondazione Jérôme Lejeune che porta la domanda sulla natura umana e sul valore della vita a un livello radicale, dove l’unicità irriducibile dell’uomo e la contingenza di ogni vivente si spiegano solo a partire da un atto di amore gratuito del Creatore.

Sono tutti momenti che non si preoccupano di “definire” la natura umana in un chiuso sistema di calcoli e schemi teorici ma che a più riprese “aprono” lo sguardo verso l’insopprimibile dimensione religiosa che anima tutto l’agire dell’uomo. Quella dimensione, come ha detto Tattersal in una recente intervista adAvvenire, emersa insieme al pensiero simbolico circa 100mila anni fa «quando, grazie a un salto cognitivo l’uomo viene messo definitivamente in grado di uscire dal sistema ecologico prestabilito e di modificare i processi naturali».

Come si può ascoltare per bocca del biologo Jeffrey Schloss: «la scienza non può dare risposte esaurienti sulla natura umana , ma aiuta a porsi la domanda su cos’è l’uomo in maniera molto più profonda e drammatica».



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