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LEJEUNE/ Le Méné: la speranza, prima vittoria sulla sindrome di Down

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Grazie al sostegno finanziario della Fondation Jérôme Lejeune, molti scienziati nel mondo lavorano sulla trisomia 21 in una prospettiva terapeutica. Ciò che sembrava impensabile appena quindici anni fa ora diventa possibile e i risultati lasciano sperare che siamo a metà strada nel cammino verso la cura cercata. È una prima vittoria quella di aver sconfitto la mancanza di speranza e il disfattismo dei ricercatori. La comunità scientifica nel suo insieme stima che presto si potrà trattare l’insufficienza intellettiva dei pazienti trisomici. L’obiettivo è di trovare soluzioni terapeutiche che attenuino il ritardo mentale migliorando le capacità di autonomia e di apprendimento dei pazienti. Molti trial clinici sono in corso presso la Fondazione e all’esterno. Gli studi attuali si orientano in due direzioni principali: da un lato si cerca di agire sul genotipo, cioè di inibire la sovraespressione degli enzimi legati ai geni del cromosoma supplementare, geni sospettati di essere responsabili del ritardo mentale. Dall’altra si prova ad agire sul fenotipo dei trisomici, cioè direttamente a livello del cervello, in particolare sui malfunzionamenti osservati nei neurotrasmettitori cerebrali.

 

Possiamo dire che oggi l’azione in difesa della vita trova ampio sostegno e incremento oppure siamo di fronte a nuove minacce e a nuove insidiose tendenze?

 

Circa vent’anni fa Jérôme Lejeune osservava che «il vero pericolo è nell’uomo, nello squilibrio sempre più inquietante tra la sua potenza che aumenta e la sua saggezza che regredisce». Da questo punto di vista le cose sono piuttosto peggiorate perché nella competizione tra la tecnoscienza e la morale è la prima che prevale. Lejeune aveva già descritto tutto ciò che vediamo realizzarsi sotto i nostri occhi: «Una società che si attribuisce il diritto di sperimentare sugli embrioni, di uccidere un feto nell’utero di una giovane donna che non è in grado di assumere le sue responsabilità e al tempo stesso di far generare bambini da una donna in età avanzata, è una società in pieno delirio».

Ciò che è cambiato dopo Lejeune, che criticava delle trasgressioni che erano ancora illegali, è l’avvento delle leggi cosiddette “bioetiche”, che sono delle macchine per legalizzare le trasgressioni. Come spiega bene l’enciclica Evangelium Vitae (1995), questi nuovi attentati contro la vita perdono il loro carattere di crimini per assumere quello di diritti. C’è ormnai confusione tra il bene e il male. La vita sociale ne risulta profondamente alterata. Accogliendo l’apertura della causa di beatificazione di Jérôme Lejeune, la Chiesa ci propone il modello oggi oltremodo necessario di un laico cristiano che ha sempre saputo far uso della scienza per il vero bene dell’uomo e che è stato un segno di contraddizione di fronte alla menzogna che uccide. Imitiamolo.



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