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SPAZIO/ Nespoli: vi racconto l'infinito visto da una navicella spaziale

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Mi stupisco sempre di come il corpo umano e la persona sia in grado di adattarsi a situazioni anche estreme, che sembrano impossibili da sopportare: sei mesi, in uno spazio esiguo con cinque altre persone con le quali condividere tutto il tempo, con la telecamera che riprende ogni singola cosa che fai e un centinaio di controllori di volo che studiano ogni tua mossa. Eppure riusciamo a sopportarle. E non solo riusciamo a sopravvivere: riusciamo anche a farlo diventare un momento di crescita, per imparare, per allargare i nostri orizzonti conoscitivi. Ci sono stati anche momenti particolari.

 

Di che tipo?

 

Niente di grave, per fortuna; e niente che richiedesse capacità sovrumane. Però tutti i giorni c’era qualcosa da migliorare, in base anche a un confronto con persone diverse, con culture diverse. Si fanno anche degli errori: io personalmente ho fatto degli errori, soprattutto i primi tempi; non ho seguito le procedure corrette, ho distrutto qualche piccola apparecchiatura … Però l’uomo ha una grande capacità dio imparare. E dopo una cinquantina di giorni ho iniziato a sentirmi a mio agio, a sentirmi a casa e in grado di dare il mio contributo reale agli obiettivi comuni. Dobbiamo stare attenti quando vogliamo definire i nostri limiti: a volte ci sopravvalutiamo ma altre volte ci attribuiamo limiti che sono arbitrari e bloccano molte possibilità interessanti.

 

L’imponenza delle missioni spaziali, i costi, le difficoltà, insieme alle soddisfazioni, portano più facilmente a porsi domande sul perché e sul senso di queste imprese. Lei come si sente di rispondere?

 

Penso che sia tutta una questione di equilibrio. È vero, le missioni sono complesse costose e in qualche caso finiscono male. Però l’opportunità di avere un laboratorio unico fuori dal Pianeta, come è ad esempio la ISS, che ci permette di studiare, di sperimentazioni cose impossibili qui sulla Terra,  ci dà un ritorno di conoscenze e di capacità altrimenti impensabili e che valgono i costi e gli sforzi dispiegati. Porsi degli obiettivi a prima vista “impossibili” è un modo per rendere più possibili le cose di tutti i giorni. E fa parte della nostra natura umana il voler tentare sempre di più, il conoscere sempre più: andare nello spazio è un’occasione per essere noi stessi.

 

(Mario Gargantini)



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