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BOSONE/ 1. Bertolucci (Cern): andiamo oltre, stiamo già pensando al futuro di LHC

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Bisogna considerare che il Cern ha circa 3000 dipendenti ma ospita una comunità di oltre 11.000 fisici che lì si sentono a casa: in particolare, per gli italiani e tutti gli europei, il Cern è il “loro” laboratorio. E poi oggi molto si può fare grazie alla tecnologia: una delle chiavi del successo in questo caso è stata la “grid” cioè la rete informatica e computazionale distribuita: in questo momento in tutto il mondo ci sono 300mila computer che stanno analizzando i dati prodotti dagli esperimenti in LHC. Ciò sostiene e dà un senso di partecipazione a tutti e contribuisce a dar vita a una comunità molto estesa ma anche molto coesa. Si potrebbe dire che la fisica delle particella ha realizzato uno dei pochi esempi veri di globalizzazione.

 

I risultati sembrano aprire la strada a nuovi scenari che vanno oltre il modello standard, riportando alla ribalta le teorie supersimmetriche: può spiegare brevemente di cosa si tratta?

 

La massa che abbiamo trovato per l’Higgs lo colloca in una posizione di confine, tra una fisica più nota e una “nuova fisica”: questo valore di massa sfavorisce il Modello Standard, che avrebbe preferito un Higgs un po’ più pesante e favorisce il modello della Supersimmetria. Abbiamo già iniziato a lavorare per vedere se esistono particelle supersimmetriche; ma una delle strade per verificarlo sarà lo studio dettagliato proprio di quello che abbiamo appena scoperto. La progressiva pubblicazione delle analisi, ci permette di studiare tutti i canali di decadimento del bosone di Higgs: laddove si trovano dati diversi da quelli previsti dal Modello Standard, sappiamo di essere in presenza di “nuova fisica”; e a seconda di quanto diversi sono possiamo farci un’idea abbastanza precisa di dove debba risiedere questa novità.  Possiamo dire quindi che la scoperta di quest’anno è sì un punto di arrivo ma ancor più è un punto di partenza.    

 

Come procederà allora nei prossimi anni l’attività di LHC?

 

Alla fine del 2012 LHC si fermerà per quasi due anni per manutenzioni e per riparare la famosa connessione difettosa dei magneti che aveva costretto, subito dopo l’avvio nel 2008, a rinviare la piena operatività dell’acceleratore. Dopo di che si potrà portare la macchina alle massime energie per le quali è stata progettata e cioè ai 14 TeV (Teraelettronvolt); al momento stiamo lavorando a 8 TeV. Poi abbiamo davanti un programma di 20 anni: dapprima, fino al 2018, proseguiremo ad operare a 14 TeV; poi ci sarà un miglioramento alla catena di iniezione e ad altri componenti secondari, che permetterà di aumentare non tanto l’energia ma la cosiddetta “luminosità”. Lucio Rossi è a capo del progetto High Luminosity LHC, col quale si potranno avere più collisioni e quindi esplorare più masse e diversi fenomeni; è un progetto che richiede anche un notevole sforzo di ricerca e sviluppo, per avere magneti superconduttori più potenti per focalizzare meglio i fasci. 

 

E per il futuro più lontano?

 

Stiamo pensando anche a quello, per arrivare a energie più elevate. Ciò si può ottenere o utilizzando questo stesso tunnel o forse costruendone un altro, più lungo. Queste scelte, nel nostro campo, sono principalmente dettate dagli obiettivi della ricerca fisica: dipenderà moltissimo dal tipo di fisica che emergerà nei prossimi anni. Ma dipenderà anche da fattori di tipo più culturale: siamo molto vincolati, infatti  da come la gente capirà l’importanza della ricerca fondamentale

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