BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BOSONE/ 2. La "superparticella di Dio" e quella scossa a scienziati e teologi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Un'immagine fornita dal Cern di Ginevra  Un'immagine fornita dal Cern di Ginevra

Credo infatti che quanto stiamo apprendendo – grazie alla scienza – sulle effettive capacità e limitazioni umane nel “conoscere” i fenomeni spazio-temporali e sulla caratteristica ”essenzialmente” evolutiva del cosmo, abbia un impatto equivalente, se non superiore, a quello generato dalla rivoluzione copernicana e il suo effetto, come ci ricorda la storia, non può rimanere confinato alla sola scienza. Levi, nella sua conclusione, sembra esprimere un’opinione diversa: “La scienza faccia la sua parte, e lasci che la nostra intensa riflessione sulle sorti dell'umanità, e su Dio, faccia la sua”.

 

Cultura scientifica e cultura umanistica devono quindi continuare a procedere per vie parallele ed incomunicabili? La scienza rappresenta un progresso di conoscenza di serie B, utile solo per le sue applicazioni tecnologiche? Su “questo” punto è importante chiarire le posizioni ed aprire il dibattito. Non c’è dubbio che la scienza attuale, in particolare la fisica quantistica e la cosmologia, abbiano raggiunto un tale livello di astrazione nella rappresentazione del reale che difficilmente le domande che esse si pongono e le risposte che ottengono sono comprensibili al di fuori di una ristretta cerchia di esperti.

 

Ciò non toglie che, al di là dei risultati di dettaglio, le indicazioni che la scienza ci offre oggi su concetti basilari come quelli di spazio, tempo, causalità e divenire e su una più precisa definizione epistemologica del metodo scientifico, non solo sono di interesse generale ma non possono essere ignorati. Non è la stessa cosa “riflettere intensamente sulle sorti dell’umanità e su Dio” in un mondo statico con confini certi, come ci appariva fino alla metà del secolo scorso, oppure in un universo in evoluzione nei suoi contenuti e nei suoi orizzonti conoscibili, e neppure pensare al destino dell’uomo in termini di spazio e tempo assoluti – alla Kant – oppure all’interno di un continuo spazio-temporale che è intimamente plasmato dalla materia-energia che pervade tutto il cosmo.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
25/08/2012 - Fede - Ragione - Tempo (Umberto Bancale)

Credo ancora che una rilettura di S. Agostino possa fare riflettere sul tema della Fede e della Ragione, così come se si vuole affrontare il tema del tempo e della temporalità. Husserl diceva: "Ancora oggi chiunque si occupi del problema del tempo deve studiare a fondo i capitoli 14-28 del XI Libro delle Confessioni". Io aggiungerei che sarebbe utile rileggere le Confessioni interemante per potere discutere dei temi in oggetto.