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BOSONE/ 2. La "superparticella di Dio" e quella scossa a scienziati e teologi

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Un'immagine fornita dal Cern di Ginevra  Un'immagine fornita dal Cern di Ginevra

La saggezza antica distingueva intuitivamente tra zemán e ‘eth, kronos e kairós, tra il tempo cronologico e il tempo opportuno, sacro, vissuto coscientemente: popoli successivi, forse più preoccupati della praticità del linguaggio, avevano oscurato questa sottile distinzione, che ora riemerge naturale e prepotentemente nel riflettere sul destino dell’uomo all’interno di un modello evolutivo del cosmo.

 

È senz’altro corretto auspicare che “la scienza faccia la sua parte”, in completa autonomia, ma se la riflessione filosofica (e teologica) sulla condizione umana ne ignorasse i risultati – quasi fossero “profani”, da lasciar fuori dal “tempio” – rischierebbe di isolarsi in una torre eburnea sempre più irreale, dove la Terra è al centro dell’universo e oltre la Luna c’è solo quintessenza. Senza giungere a tanto, molto più concretamente, in ambito teologico cristiano, si rischierebbe di offrire una interpretazione distorta dell’atto creativo, come evento che avviene “nel tempo”, cedendo all’ingenuità di identificare il Fiat lux biblico con il Big-bang, mentre invece, interpretando correttamente le evidenze cosmologiche attuali, il concetto tomistico di creatio continua, secondo il quale anche il tempo è creato, può dispiegare oggi tutta la sua potenza interpretativa.

 

Il mio auspicio è quindi quello di un approccio epistemologico allargato, proprio di una humanitas integrale, dove scienza, filosofia, arte, poesia e teologia si completano vicendevolmente, senza arroccarsi ciascuna nella propria obsoleta hybris. Nel perseguire questo obiettivo non posso dimenticare gli insegnamenti di un grande maestro, Andrea Zanzotto, mio professore di lettere alle medie, che intercalava le spiegazioni sulla consecutio temporum ad appassionate lezioni sull’algebra binaria di Boole, entusiasmato dalle prospettive della nascente cibernetica, per poi imporci di imparare a memoria (sí, a memoria, par coeur e in latino!), l’Inno alla Carità di San Paolo e il Discorso della montagna.

 

A novant’anni, pochi giorni prima di morire, mi chiedeva, curiosissimo, notizie sui neutrini che sembravano muoversi più veloci della luce. La sua poesia, da “Fosfeni” a “Conglomerati”, è densamente intrisa di fisica e di scienza e forse in futuro ci accorgeremo, letterati, filosofi, scienziati e teologi, che l’intuizione poetica e la sua “Beltà” non è una via inutile né banale per avvicinarci un po’ di più all’essenza del bosone e a Dio.



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COMMENTI
25/08/2012 - Fede - Ragione - Tempo (Umberto Bancale)

Credo ancora che una rilettura di S. Agostino possa fare riflettere sul tema della Fede e della Ragione, così come se si vuole affrontare il tema del tempo e della temporalità. Husserl diceva: "Ancora oggi chiunque si occupi del problema del tempo deve studiare a fondo i capitoli 14-28 del XI Libro delle Confessioni". Io aggiungerei che sarebbe utile rileggere le Confessioni interemante per potere discutere dei temi in oggetto.