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ARMSTRONG/ Il viaggio sulla Luna e quell’ansia di scoprire

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Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

I problemi non erano però finiti. Il panorama lunare, che iniziava a delinearsi agli occhi dei tre astronauti, rivelava un luogo di allunaggio tutt’altro che favorevole: «c’erano massi grandi come automobili sparsi tutto attorno al cratere e il suolo era accidentato». Bisognava prendere una decisione in pochi secondi, pilotando “Aquila” (così era stato denominato il LEM, il modulo lunare), che viaggiava a 50 miglia orari, verso una zona più pianeggiante: un’azione degna del più abile giocatore dei moderni videogame, che Armstrong ha eseguito brillantemente.

Infine gli ultimi istanti, caratterizzati da un lato dalla polvere lunare sollevata dal LEM che impediva una piena visuale; dall’altro da un ultimo attimo di suspence, quando Neil ha avuto l’impressione di non aver carburante sufficiente e di dover rinunciare in extremis allo sbarco. Anche lì, un attimo solo per decidere. E la scelta si è rivelata corretta.

Ed ecco allora un altro tipo di emozione. Non più “tecnologica” ma profondamente umana; anche se continuamente controbilanciata dalla tensione e dalla prudenza per non commettere errori o distrazioni. Quanto alla questione della celebre frase – “questo è un piccolo passo per un uomo, un passo gigante per l’umanità” - Armstrong rivela (ma non avevamo dubbi) che non è stata improvvisata ma è stata scelta, «al momento di uscire da Aquila» tra una serie di tre già pensate prima della partenza.

La descrizione delle attività svolte sul suolo lunare da Armstrong e “Buzz” Aldrin offre solo una pallida idea del loro comprensibile affannarsi per riuscire ad osservare e a raccogliere quante più cose erano loro  possibili: «il sentimento che era in me era quello dei vecchi esploratori, sempre ansiosi di scoprire che cosa c’è dietro la prossima collina».

La ripartenza del LEM non ha dato particolari problemi ed è stata per Neil occasione per “pensare”, visto che finora era stato tutto preso a “vedere”. E il pensiero si sforzava di trovare un senso a quelle immagini che restavano scolpite nella sua mente. Soprattutto quella della Luna che eclissava il Sole facendo emergere un contorno luminoso “come una immensa aureola infuocata”: «un’immagine incredibile, meravigliosa, quasi un simbolo astratto del cosmo». Armstrong racconta di sentirsi per un istante perduto ma senza provare paura; anzi, con «uno smarrimento ai limiti della gioia più intensa». Coglieva la sfericità del satellite e aveva l’impressione che «proponendosi ai nostri occhi in una forma così simile alla Terra, ci desse il benvenuto. Da tanto tempo stava aspettando il suo primo visitatore».

 

 



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