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DIBATTITI/ Carrol (Oxford): la causalità materiale non spiega tutto l’uomo

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È interessante ed efficace l’osservazione di Tommaso, ripresa da Carrol già qualche anno fa su Revue des Questions Scientifiques, secondo la quale la relazione che sussiste tra una casa e il suo costruttore è molto diversa da quella tra la creatura e il Creatore. Infatti, «una volta che la generazione della casa è completata, la casa cessa di avere ogni relazione di dipendenza dal suo costruttore, il costruttore può morire e la casa continuerà in ogni modo ad esistere. Il caso delle creature in quanto tali è, invece, piuttosto diverso. La causalità del creatore deve essere continua e dello stesso tipo durante tutto il periodo dell’esistenza della creatura. Secondo Tommaso, infatti, tutte le cose cadrebbero nel non essere se l’onnipotenza di Dio non le supportasse».

Non c’è quindi nessun conflitto tra la dottrina della creazione e le teorie scientifiche: infatti, le teorie delle scienze naturali si occupano del mutamento, non della creazione; non parlano del perché esista qualcosa piuttosto che il nulla: quindi «nessuna scoperta biologica può negare il fatto che gli esseri umani siano creati». Lo stesso tipo di errore di prospettiva, con argomenti diametralmente opposti, è quello degli anti darwinisti sostenitori del cosiddetto Intelligent Design (ID). Biochimici anche quotati come Michael Behe, assumono l’argomento della “irriducibile complessità” degli esseri viventi per dedurne l’esigenza di un intervento diretto di Dio a colmare le lacune. Con ciò non fanno che ripetere l’errore di quei cosmologi che, dall’impossibilità di spiegare il Big Bang deducono l’evidenza di un Creatore. Ma il Creatore di Behe – sostiene Carrol – non è il Creatore descritto da San Tommaso. «Se riconosciamo valore alle scienze naturali, allora dovremo considerare quelle lacune come difficoltà epistemologiche da superare. Se la natura è intellegibile in termini di cause che si possono scoprire, non possiamo pensare che i cambiamenti nella natura richiedano una speciale azione divina. Il “dio” che agisce come “dio delle lacune” è certamente molto più potente di qualsiasi altro agente naturale, ma non è il Dio del Cristianesimo, dell’Islam e del Giudaismo. Un tale dio può facilmente diventare un dio che scompare non appena la nostra conoscenza della natura chiude quelle lacune».

Resta la delicata questione di quella caratteristica distintiva dell’uomo che è l’anima. Anche qui basterebbe dire che «la scoperta dell’esistenza dell’anima umana cade nel dominio della filosofia della natura, non in quello delle scienze empiriche». E si potrebbe aggiungere, sottilmente, che se le scienze naturali sono competenti per spiegare i cambiamenti che avvengono in natura, non tutto quanto riguarda la natura può essere spiegato in termini di processi materiali: «ad esempio, che ogni cosa sia creata e che dipenda da Dio come causa della sua esistenza, è una verità circa la natura ma non può essere spiegata con la causalità materiale». A partire da queste chiarificazioni, diventa più comprensibile l’argomentazione di Tommaso circa l’esistenza dell’anima dell’uomo e della distinzione ontologica tra l’uomo e il resto della natura: l’anima, dato che la sua funzione propria è diversa da quella di qualunque altro organo corporeo, deve essere immateriale e oggetto di una speciale creazione da parte di Dio.

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