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FISICA TEORICA/ Premiare le star o promuovere i giovani talenti?

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Una simulazione sperimentale (Foto: Infophoto)  Una simulazione sperimentale (Foto: Infophoto)

Quattro dei premiati da Milner operano presso il prestigioso Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey): sono Nima Arkani-Hamed, Juan Maldacena, Nathan Seiberg e Edward Witten, tutti impegnati a trovare teorie che accordino le nostre conoscenze sulle particelle elementari con quanto via via apprendiamo circa le prime fasi dell’universo. In particolare stanno lavorando alla teoria delle stringhe, una raffinata quanto complessa costruzione matematica che descrive un universo a molteplici dimensioni basato su elementi fondamentali “vibranti” a una dimensione, dette appunto stringhe.

Anche Ashoke Sen, dello Harish-Chandra Research Institute di Allahabad (India), si è occupato di stringhe, anzi ha tentato di riunire in un unico quadro concettuale le diverse teorie avanzate in questi anni, aprendo al strada a Witten, già vincitore della Medaglia Fields (il Nobel per la matematica) nel 1990, che ha coniato la cosiddetta “teoria-M”, nella quale ancora non è chiaro neppure il significato esatto della lettera M.

Lavora tra i matematici dell’Institut des Hautes Etudes Scientifiques (presso Parigi) il russo Maxim Kontsevich, pure lui coinvolto con le misteriose stringhe grazie alla sua teoria della simmetria speculare omologica. Infine un altro russo Alexei Kitaev, è stato gratificato da Milner per i suoi studi sui computer quantistici.

E veniamo alla polemica. Che non è tanto per l’entità della somma, sulla quale peraltro ci sarebbe da dire, in quanto ciascun vincitore si è preso quasi il triplo della cifra stanziata per i premi Nobel. I motivi principali di critica sono due. Il primo è che si tratta di teorie in gran parte ancora allo stadio di pure ipotesi; in alcuni casi non è ben chiaro neppure che tipo di esperimenti potrebbero provarne la correttezza.

Non si vuol dire che la fisica, e la scienza in genere, non debba procedere sfidando il senso comune e rischiando di avanzare le ipotesi più ardite. Nella storia della scienza molte idee hanno dovuto aspettare anni prima di trovare qualche tipo di conferma. Ma l’attenzione dovrebbe essere sempre diretta sulla realtà e sui fatti che possono comprovare o smentire tali ipotesi. Succede invece che spesso ci si riduce al perfezionamento formale e matematico della teoria e la realtà diventa sempre più lontana, spingendo lo scienziato in una sorta di solipsismo e di autoreferenzialità che poco hanno a che fare con una autentica conoscenza.



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