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FISICA TEORICA/ Premiare le star o promuovere i giovani talenti?

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Una simulazione sperimentale (Foto: Infophoto)  Una simulazione sperimentale (Foto: Infophoto)

La fisica teorica è sempre stata terreno di contrasti e di polemiche. Basterà ricordare la difficoltà della comunità scientifica all’inizio del Novecento ad accettare la teoria dei quanti di Planck; o la diffidenza verso la stessa relatività di Einstein che, lo ricordiamo, non è bastata al geniale fisico a vincere il premio Nobel che invece gli è stato assegnato per la spiegazione dell’effetto fotoelettrico.

Questa volta però la controversia non riguarda una particolare teoria e l’oggetto del contendere non sono equazioni, grafici o misure bensì dei semplici dollari. Anzi, una montagna di dollari: sono i 27 milioni di dollari che costituiscono l’ammontare complessivo del nuovo premio istituito dal miliardario russo Yuri Milner e attribuito a nove fisici teorici di quali è stato rivelato in questi giorni il nome.

La notizia è giunta a sorpresa nel mondo scientifico e ha lasciato stupefatti gli stessi destinatari del ricco riconoscimento. Il premio si chiama Fundamental Physics Prize e, come dice il nome, è indirizzato a studiosi che hanno dato contributi significativi nel campo della fisica fondamentale: la ragione di una simile scelta è tutta personale e sta nella passione di Milner per questo genere di studi, che lui stesso aveva intrapreso, laureandosi in fisica teorica e tentando di ottenere un dottorato di ricerca nientemeno che col grande Andrei Sacharov. Tutto ciò prima di dedicarsi al business e di diventare l’uomo più ricco della Russia e tra i primi 50 più ricchi del mondo, secondo le classifiche di Forbes.

Anche la scelta dei vincitori è frutto delle valutazioni di Milner: niente commissioni, niente giurie, niente candidature; il magnate ha preso i nomi più noti, che da tempo spopolano non solo sulle riviste specializzate e nei congressi scientifici ma anche presso il grande pubblico, assumendo il ruolo di vere star della scienza.

Basti pensare ad Alan Guth, professore di fisica al Massachusetts Institute of Technology: a lui si deve l’idea, sviluppata sul finire degli anni ’70, dell’inflazione cosmica, cioè di un improvviso e rapido ampliamento delle dimensioni dell’universo nei suoi primi istanti di esistenza; un modo brillante per risolvere alcune difficoltà teoriche presenti nel modello standard della teoria del Big Bang. Peraltro con la teoria dell’universo inflazionario Guth aveva già vinto due premi prestigiosi come la Medaglia Eddington, nel 1996, e il Cosmology Prize della Peter Gruber Foundation nel 2004.

Anche un altro dei premiati ha contribuito agli sviluppi della teoria dell’inflazione ed ora è tra i principali sostenitori dell’idea del multiverso: una teoria che fa molto colpo a livello di opinione pubblica, anche per le sue implicazioni filosofiche e teologiche che toccano l’idea stessa di creazione. Benché la teoria sia ancora a uno stadio molto “teorico” e sia difficile immaginare esperimenti per provarla (anche se a Linde l’immaginazione non manca neppure per questo), la sua formulazione ha proiettato il fisico di origine russa, poi trapiantato a Stanford (California), nell’empireo della cosmologia, facendogli vincere diversi premi tra cui la Medaglia Dirac nel 2002.



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