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GHIACCIAI/ Dalle Alpi all’Artico: la criosfera lancia un Sos globale

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L'enorme iceberg staccatosi dal ghiacciaio Petermann in Groenlandia nel luglio 2012  L'enorme iceberg staccatosi dal ghiacciaio Petermann in Groenlandia nel luglio 2012

I satelliti della Nasa hanno evidenziato che tra l’8 e il 12 luglio scorso oltre il 90% della Groenlandia manifestava evidenze di fusione glaciale. Una fusione così estesa mette a repentaglio la possibilità per le nevi perenni di superare l’estate e di conservarsi trasformandosi lentamente (ci vogliono anni o decenni) in ghiaccio di ghiacciaio. In simili condizioni l’accumulo invernale è messo in discussione e il bilancio annuo può risultare seriamente compromesso.
Oltre a questo bisogna considerare che una fusione così estesa di neve e ghiaccio provoca un più intenso deflusso di acqua che giunge sino al mare contribuendo a innalzarne il livello medio. Si tenga presente che circa 1/6 dell’innalzamento medio del mare registrato globalmente è attribuito dai ricercatori al contributo dato dalla fusione dei ghiacciai groenlandesi. La fusione accelerata di questa estate quindi può aver ulteriormente incrementato questo non trascurabile contributo.
Si consideri inoltre che in annate “normali” la superficie della Groenlandia sottoposta a fusione è circa la metà e che spesso nei settori più elevati l’acqua di fusione va incontro a ricongelamento e non costituisce quindi una vera perdita per i ghiacciai. Questa estate, invece, per più giorni il 97% della superficie era in fusione e buona parte dell’acqua ha avuto la possibilità di raggiungere il mare.
A questo evento è poi seguito il distacco di un iceberg di dimensioni eccezionali. Il ghiacciaio che lo ha rilasciato in mare è il Petermann. Il fenomeno del distacco di iceberg non è di per sé riconducibile a una fase di deglaciazione: tutti i ghiacciai che terminano con le loro fronti in mare o nei laghi, infatti, sono soggetti a questo processo, noto con il nome di calving. A rendere il distacco eccezionale sono le dimensioni del blocco di ghiaccio staccatosi, pari al doppio dell’estensione superficiale di Manhattan! I tassi di fusione di quest’anno sembrano i più intensi degli ultimi trent’anni per la Groenlandia e le dimensioni dei blocchi di ghiaccio distaccatisi sono molto al di sopra della media stagionale, quindi tutto concorre ad indicare una fase di profonda crisi della criosfera artica.



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