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GHIACCIAI/ Dalle Alpi all’Artico: la criosfera lancia un Sos globale

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L'enorme iceberg staccatosi dal ghiacciaio Petermann in Groenlandia nel luglio 2012  L'enorme iceberg staccatosi dal ghiacciaio Petermann in Groenlandia nel luglio 2012

All’intesa riduzione del ghiaccio continentale (cioè il ghiaccio di ghiacciaio che si forma sui continenti a seguito della compattazione e metamorfosi della neve) va poi ad aggiungersi in modo sinergico nell’Artico la riduzione sempre più intesa del ghiaccio marino (la banchisa, ovvero il ghiaccio conseguente al congelamento dell’acqua di mare). Questo ha un andamento stagionale con minimi estivi e massimi invernali ed è di fondamentale importanza per la fauna artica. Negli ultimi anni si è assistito ad un trend di continua diminuzione dell’estensione estiva del ghiaccio marino, che ha raggiunto il minimo storico questa estate. Tale riduzione dei ghiacci marini è sicuramente connessa all’aumento della temperatura media dei mari che ne rende più difficile la formazione e la persistenza nel tempo.
Gli effetti negativi di una ridotta copertura glaciale marina non si limitano però alla sola fauna ma si estendono al clima globale e ai ghiacci continentali. Le superfici ghiacciate dei mari, infatti, concorrono a riflettere una parte della radiazione solare in entrata che viene così riflessa nello spazio e non contribuisce a riscaldare la superficie del Pianeta e poi l’atmosfera. Se i ghiacci marini si riducono, come sta avvenendo negli ultimi anni, sempre più energia solare viene assorbita dai mari e dalle terre emerse rendendo più positivo il bilancio radiativo e quindi il riscaldamento atmosferico e concorrendo in ultima analisi anche alla riduzione dei ghiacci continentali per fusione.
A ciò si aggiunga che quest’anno per la prima volta le emissioni di CO2 in Groenlandia sono state stimate pari a 400 parti per milione. Questo valore è molto elevato e non era mai stato raggiunto prima. È sicuramente connesso alla deglaciazione in atto e alle profonde modificazioni ambientali che ne conseguono.
È evidente che il sistema è complesso, con molti meccanismi di mutua relazione e di retroazione, e che quanto è accaduto questa estate, a seguito delle temperature molto elevate in tutto l’emisfero Nord, avrà ripercussioni ambientali che potranno venire realmente quantificate solo nei prossimi mesi. Per ora è certo solo che l’intensità dei fenomeni avvenuti è sintomatica di una crisi profonda della criosfera, non solo artica.



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