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SCENARI/ Milani (fisico): meno individualità per far decollare le nanoscienze

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Nanotecnologia, foto Infohoto  Nanotecnologia, foto Infohoto
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Diamo ora uno sguardo al futuro: siamo in vista di qualche “salto quantico” o continuerà una crescita graduale? 

È difficile dirlo. Probabilmente in campo energetico potremo assistere a qualche avanzamento più rapido. Ma anche nella stessa elettronica di consumo, in quell’area detta dell’elettronica flessibile, potremmo essere vicini a un salto quantico. In grande ascesa c’è anche la robotica, e quel settore, non più avveniristico, delle cosiddette interfacce neurali. E poi la medicina, sia come nuove possibilità di diagnostica che di cura. Comunque dipende sempre da cosa si intende per salto: se si pensa all’arrivo di prodotti di massa interamente basati sul nanotec, questo è più difficile da prevedere perché i fattori in gioco sono tanti.

 

Come è messa l’Italia? Dove si fa più ricerca sulle nanoscienze? 

 

Non siamo messi bene. Non perché le nanotecnologie non siano ritenute importanti; è che l’Italia non funziona come sistema. La ricerca c’è ed è prevalentemente universitaria o condotta in istituti come quelli del Cnr e l’Iit di Genova, che è focalizzato proprio su questi temi. Al di fuori di questi soggetti, fanno eccezione una grande realtà industriale come STMicroelectronics e  aziende come Saes Getters, che sta facendo un’ottima attività di ricerca: ma esempi così si contano sulla punta delle dita. Comunque anche gli importanti centri di eccellenza, che non mancano, registrano l’assenza intorno a loro di un humus adeguato che sappia valorizzare quanto viene fatto. 

 

Il mondo imprenditoriale quindi non se ne è accorto?

 

Il mondo industriale italiano ha tanti e tali problemi che non si riesce neppure a infierire: siamo in un Paese che si sta deindustrializzando. Va anche detto che il nostro mondo industriale non ha mai guardato all’innovazione tecnologica di prodotto come a un driver di sviluppo e di crescita; si è più inclini ad andare verso l’innovazione di processo. Per di più il sistema pubblico non ha mai supportato la creazione di realtà organiche e diffuse. Noi siamo un popolo di dannunziani: ci sono tante individualità riconosciute come eccellenti che però hanno intorno il nulla. Forse un po’ meno di genio e un po’ più di regolatezza sarebbero preferibili.

 

Pensando soprattutto alle applicazioni in campo biomedico e ambientale, è giusto preoccuparsi per possibili effetti indesiderati o addirittura pericolosi?

 



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